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venerdì 22 marzo 2013

FISIMA NUMERO 123


Mi riaggancio ad un vecchio post (Leggi qui) per parlare di un argomento che mi tocca profondamente: le fisime.
Credo di essere arrivato alla numero 123 - per questo il titolo è così preciso - anche se per fortuna non ho l'ossessione di contarle tutte (anche perché altrimenti dovrei considerarla come una fisima, quindi sarei a 124, forse). Ad ogni modo, tutto è iniziato, ricorderete, con la paura del diventare sordo a causa del caos che circonda le nostre vite, dalla musica in macchina, alle discoteche, al traffico cittadino. Ma non basta, adesso ne sono arrivate altre, più fresche, direttamente dalla televisione e dal passaparola, in un attacco combinato.
Che poi, non la guardo nemmeno più la televisione (le temibili onde elettromagnetiche possono dominare la tua mente e costringerti a girare su Canale 5 proprio quando c'è Uomini e Donne), ma ecco che l'amico fidato, che la vede, ti si avvicina e magari ti dà anche una gomitata per far sì che tu gli presti tutta l'attenzione che merita. E ti fa: "Ma l'hai visto ieri alle Iene...?"
E parti subito male.


Da cosa, (cosa!!??) perdio, dovrei sfuggire stavolta? Stiamo bevendo acqua proveniente dai pozzi neri, le nostre case sono fatte di marzapane, gli alieni sono fra noi e lavorano da Mc Donald's? Parla, non farmi stare in pensiero.

E lui, l'amico, che certamente lo fa per difenderti, per darti quel consiglio che ti cambierà la vita per sempre, l'amico, dicevamo, alza gli occhi al cielo per controllare che un satellite su Giove non intercetti ciò che sta per dire e fa: "Hanno fatto vedere di uno che a forza di stare al cellulare gli è venuto un cancro. Giuro, stava solo 5 ore al giorno attaccato al cellulare e hanno fatto una prova: ha parlato due minuti al telefono e, oh!, il calore che emanava quell'aggeggio!"



Fotte sega. Io non ci sto così tanto.



Lui getta altre fiches, rilancia. "Ma anche a tenerlo in tasca, nel giubbotto, a contatto con la pelle, sulla mano".

(Esso ti vede. Il coso ti osserva e non vede l'ora di ammazzarti nel sonno, alla prossima chiamata. "Pronto, mamma? Perchè mi chiami? Ma allora mi vuoi morto!? Dimmelo, vuoi che muoro?")

La cosa non mi tange. Mi rimbalzano le fisime, non s'insinuano così facilmente dentro questa testa bucherellata. La fisima dev'essere subdola, si deve muovere con fare sinuoso, come una signorina. Mi manda due baci, mi circuisce e infine mi rivela la sua vera identità: "ti ho fottuto, piccolo bastardo! Adesso non ti liberi più di me. Vivremo sempre insieme, ti dirò cosa fare e cosa non fare. Sarò tua moglie dopo 30 anni di convivenza!"

Ma questa qui no, non attecchirà, non può funzionare. Non può essere indotta.
"E poi, amico", gli dico, con l'aria da Clint Eastwood nei panni dello scaltro cowboy, "il mio cellulare è anche piccolo. Mica come il tuo che è un enorme Aifòn" (si scrive così, fatevene una ragione).

Lui va in All In, mi costringe a mollare la partita. "Peggio!! Più è piccolo e più forte è la carica. A quell'uomo lì gli s'è bruciato tutto l'orecchio destro. S'è salvato, eh, dal cancro. Ma ora vedessi come sta. L'hanno dovuto ricostruire".
Le mie orecchie, le mie bellissime orecchie..
"Tu non sai i danni che può fare stare attaccato al cellulare quando ti chiamano..."
Parla. Cosa succede? Salvami.
"Tu tieni il cellulare nella tasca, giusto? Ecco, alla lunga potrai diventare impotente, o sterile, o tutte e due le cose!"

(Salve, bella signora. Posso invitarla ad uscire con me? Le sta molto bene questo vestito, la rende sinuosa).
"Ah, e non ti venga in mente di tenerlo nel taschino del giubbotto. Lì ti prende il cuore, ancora peggio". (Mah, punti di vista).
"L'unico modo che hai per salvarti," dice, "è con l'auricolare. L'auricolare è la salvezza. La tua luce. Usalo e potrai parlare in totale tranquillità".
Eccola, la scala reale. Ha usato tutte le carte giuste per farmi perdere. Ha bleffato, lo so, ma non so quando.
("Piccolo bastardo, ci siamo di nuovo. Sono tua moglie rompicoglioni").

E non so perché, ma questa fisima assume le sembianze di un logo Vodafone. Forse è perché sono passato a Wind? Forse sì. E la Vodafone mi vuole morto, manda energia negativa sul cellulare. E se ci stessero segretamente ascoltando via satellite?

Adesso per fortuna sono un uomo migliore, più sano. Ho ripreso dalla scatolina del mio cellulare l'agognato auricolare. L'ho sempre amato inconsciamente, giuro. E' per quello che è rimasto lì a prendere polvere, fin da quando avevo il Motorola.
Ma adesso sto benone, davvero. Io e mia moglie conviviamo benissimo e stiamo coltivando un'altra fisima bellissima. Come cresce, la nostra bambina..
Si chiama "terrore di non riuscire a disincastrare i fili dell'auricolare". Metto un attimo in tasca, lo appoggio soltanto e FRRR! si intrecciano.
Grazie, amico mio. Mi hai salvato dal cancro e mi hai reso un esperto sfilatore di fili.

Adesso però devo andare. Mi stanno chiamando.
A voce, per fortuna.

venerdì 20 luglio 2012

SALVIAMO SARA TOMMASI

Questo post già lo odio, perché in poco tempo rischierò di trovarmelo fra gli articolo più letti, secondo forse solo al post su Belen Rodriguez - ma il motivo è da ricercare esclusivamente nel titolo esplicito e incoraggiante che gli avevo dato. Per questo il titolo di questo post non è "IL VIDEO HARD DI SARA TOMMASI" - che è costituito statisticamente dal 90% delle parole attualmente più ricercate su Google -, ma è più semplice, quasi compassionevole. Salviamo Sara "fiorellino" Tommasi.
I miei intenti, lo dico subito, non sono affatto benevoli nei confronti di questa - come la vogliamo chiamare, velina? soubrette? attrice? ballerina? - ragazza.



Sara Tommasi è pazza. L'ha detto la televisione, l'hanno detto i genitori, l'ha detto l'avvocato, lo pensano un po' tutti. Ma mica da adesso, eh?
Ma il fatto è che ha superato il limite: va bene mostrare la tua patagnocca in televisione, o nel camerino di qualche agente, o in qualche Bunga Bunga, o per contrastare il signoraggio delle banche, ma mostrarla così, senza neppure una parvenza d'ipocrita pudore.. no!

E' un peccato, perché finché lei si svestiva per protestare contro le banche io ci avevo creduto. Tutti ci avevano creduto e avevano pensato al messaggio che lanciava. Solo gli zozzi pensavano a guardarle il culo. Zozzi, cafoni e privi di senso civico. Qualcuno pensi alle banche, porca miseria!

Piccolo appunto: adoro le ragazze che si spogliano per protesta. No alle pellicce, via i vestiti. No alle banche, via i vestiti. E pensare che un tempo i monaci si bruciavano in piazza per protestare. Le mode cambiano, poveri loro. Ad averlo saputo prima, che bastava spogliarsi.

Parlavamo della pazza che ha superato il limite. Sì, perché fare la maiala in televisione è solo showbusiness e se non condividi questo pensiero sei un moralista; mentre fare un porno va troppo oltre, sei una zoccola. E che il pubblico non si azzardi a pensare che la linea che divide lo showbiz dal pornmovie sia talmente sottile da non vedervi una sostanziale differenza. La differenza c'è, eccome: lo show è visto dal pubblico italiano, il pornmovie solo dai depravati. Semplice, no? La prima è arte, la seconda è oscenità. 

E Sara Tommasi intanto smentisce tutto dopo aver fatto il passo più lungo della gamba: Mi hanno drogata. Ho un chip alieno nel cervello che mi dice di fare cose cattive. Era una sosia, quella nel film. Per ultima, ho il cancro al fegato.
Vi ricorda qualcosa? A me sì, questa famosissima scena tratta dal film The Blues Brothers:



Adesso però dobbiamo aiutarla tutti. Vi prego, non sparate sulla croce rossa, non accanitevi troppo. E' una persona che ha perso il cervello, oltre che la dignità.
Siamo d'accordo, aiutiamola. Ma questa è una persona che ha perso la testa avendo i soldi, come la classica viziata che si è rovinata dalle droghe, dal "successo" e da chissà cos'altro. E che dovremmo fare, non parlarne per aiutarla a uscire da questo tunnel e rischiare di rivederla fra qualche anno in tv?

(Visto che adesso va di moda, conosco gente che per protestare a suo favore si spoglierebbe. Subito, all'istante. Deja vu.)

Voglio dire: chi se ne frega della Sara Tommasi? Che si riprenda presto, vada in clinica, si curi e vada a fare qualcosa di utile.

Quindi Sara Tommasi è pazza adesso. Ma vi prego, vogliamole bene. Stiamole vicino. 
Ehi.. non così vicino!

giovedì 17 maggio 2012

UN APPLAUSO A GIULIANO FERRARA

Giuliano Ferrara durante una sua trasmissione
Un applauso a Giuliano Ferrara, l'uomo che ha avuto il coraggio di toccare l'intoccabile, Roberto Saviano, e di dirgliene quattro. Prima o poi qualcuno doveva rendere giustizia alle verità su quell'uomo infelice. Nel suo articolo ha detto quello che tutti noi pensavamo, senza tralasciare nulla, neanche il più piccolo dettaglio su ciò che è quello "scrittore". Le virgolette non sono messe a caso, ma hanno uno scopo preciso: alzi la mano chi ha letto quel libro assurdo sulla Mafia capendoci qualcosa, e soprattutto si pronunci chiunque abbia trovato scorrevole e piacevole la sua lettura. Un libro, ha detto bene Ferrara, sconclusionato e privo di ogni logica. 
Ma si sa, l'Italia si fa comprare con poco. Basta truccare da paladino un "giornalista" qualunque ed ecco che che è pronta a vendersi, a gettare soldi per mitizzare un cretino. 

Un applauso a Giuliano Ferrara, perché questo Paese non dà ancora credito alla meritocrazia e per questo ci tocca sorbire dilanianti sentenze sulla vita, la morte e la camorra da uno che ha ricevuto riconoscenze in tutto il mondo, laurea ad honoris compresa, ed ha all'attivo un libro scialbo divenuto best seller nelle sole Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania, Albania, Israele, Italia e Austria.
Il suo spirito da contestatore sessantottino non muore mai, e Ferrara fa bene a tirarlo fuori adesso.
Roberto Saviano con la scorta
Ci vogliono coerenza e umiltà, l'aveva capito anche Emilio Fede: quella scorta è a carico dello Stato, a carico dei cittadini, e in realtà non serve a niente se non ad alimentare il mito e a far pubblicità a quel mascalzone. Emilio Fede lo sa, quello che vuol dire avere la paura di ricevere aggressioni da qualche pazzoide o da qualche giornalista di Striscia la notizia. Saviano, invece, ci logora continuamente con quella storia di una Mafia che lo vorrebbe morto e cementificato in qualche posto, come in quei vecchi film gangster. Film, appunto. Ma la gente è cieca, e si affida solo alla vista dei vari magistrati, dei perbenisti e degli ottusi come Fabio Fazio che lo idolatrano come fosse il nuovo Messia.
In questo marciume, in questa polveriera di mediocrità intellettuale solo Giuliano Ferrara è riuscito a non farsi risucchiare dall'irrazionalità del pensiero collettivo. Onore a lui, il comunista Giuliano Ferrara, coerente fino in fondo e illuminante nei suo concetti.

Applausi a Ferrara per il suo aplomb e per lo stile di stesura del suo articolo, a mio parere un po' troppo pacato. Ha detto bene: anche Federico Moccia e Fabio Volo hanno scritto best sellers, ma nessuno ha mai proposto loro delle carriere da divi di Hollywood come invece hanno dato a Saviano. E' stato un esempio perfetto di incoerenza e ingiustizia. Solo Moccia sta riuscendo con calma a fiorire politicamente, in veste di Sindaco, a Rosello. E' già un passo avanti, mentre attendiamo caldamente che Fabio Volo possa godere degli stessi favori.

Un applauso al berlusconiano Giuliano Ferrara, forse troppo tollerante sul nuovo programma che ingiustamente hanno affidato a Saviano e Fabio Fazio, "Quello che (non) ho". E' un programma di nicchia, insulso, invisibile agli occhi dello share: solo la terza serata di sempre di La 7, con un 12,3% nella prima serata. Il programma di Ferrara, Qui Radio Londra, in onda ogni sera su Rai 1, nonostante perda fin dall'inizio del programma 2 milioni di telespettatori, ha comunque uno share del 9%.

Il calo di ascolti di Qui Radio Londra (dati Auditel)

Standing ovation per Giuliano Ferrara che ha comunque mantenuto la calma e non si è lasciato andare a facili isterismi. E' giusto che siano gli altri a prodigarsi in offese sterili e prive di fondamento, in cadute di stile e sfilate da saltimbanchi, come se qualcuno volesse tirare uova marce a un Benigni qualunque. Sono cose che non appartengono a Giuliano Ferrara, persona di spicco e di classe; come quando si presentò sotto l'ambasciata francese per esprimere il suo dissenso a un Sarkozy che aveva riso dell'Italia con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Un applauso a un uomo che fa ancora luce sulle vite oscure di questi giullari della televisione, bandiere che seguono il vento dello show business per rimanere piantati all'asta della popolarità, come un giornalista asservito prima a un potere politico e poi a un altro.

Un applauso a Giuliano Ferrara, perché è raro trovare pulpiti sani dai quali predicare il bene per il nostro Paese.

Tutti in piedi per Giuliano Ferrara, per la sua grande abilità nel tirare fuori un problema così grande, mostrarlo a tutti e infine spararlo tutto intorno a noi. Fuori dal vasino.


lunedì 30 aprile 2012

DIALOGO DI UN 1° MAGGIO

- Mi piacerebbe domani accendere la televisione e vedere mille bandiere diverse festeggiare il primo Maggio, la festa di tutti (i lavoratori). 
- Ma la televisione è di destra. Ci sono Mediaset, la servilissima Rai, i programmi stupidi come Amici di Maria..
- Va bene. Allora mi piacerebbe leggere un giornale e..
- Che tipo di giornale? L'Unità, con la sua demagogia da comunisti? Libero, con le sue idee sempre al limite dell'immoralità? Un giornale di destra o di sinistra?
- Non importa, un giornale qualunque. Vorrei sfogliarlo e leggerci sopra delle dichiarazioni tutte uguali, anche noiose, ma che dicano la stessa cosa, che festeggino i lavoratori e colgano l'occasione per aiutarli.
- Allora vuoi leggere la Repubblica: una foresta intera abbattuta ogni ora per stampare quelle 40 pagine di Di Pietro, di Vendola, di Bersani; tutti che si gonfiano il petto per accaparrarsi un pò di popolarità in queste occasioni.
- No, no. Vorrei prendere il treno, arrivare a Roma, o in una di quelle piazze dove anche quest'anno organizzeranno la Festa dei Lavoratori. Ci sarà un palco pieno di artisti e tanta gente che assisterà all'evento con grande trasporto ed entusiasmo. Ci saranno famiglie, bambini, lavoratori che hanno ancora il lavoro, quelli che l'hanno perso ma che festeggiano lo stesso, perché è la festa di tutti. E' la festa della speranza, soprattutto in questo periodo così nero.
Ci saranno cantanti.. 
- Intoneranno "Bella Ciao", come al solito.
- Ragazzi che ballano.
- Sventoleranno solo bandiere rosse della CGIL
- Ma non è solo la loro festa. E' la festa di tutti!
- E allora dove sono.. "tutti"?
- E che ne sappiamo? E' proprio questo il punto: sta diventando un evento privato, un comizio politico, un modo per creare discussioni. Ma non eravamo tutti lavoratori?
- In quei concerti lì comunque ci sono solo cantanti di una certe fede politica.
- Da quando celebrare le feste è diventato solo di sinistra?
- Attento, ti sbagli. I "festini" sono palesemente di destra.
- E chi l'ha deciso?
- Così come la Festa della Liberazione è solo una festa dei partigiani, quegl'assassini.
- E la stupidaggine in quale delle due parti sta?
- Quelli di sinistra dicono in quella di destra, e viceversa..
- E qui ti sbagli te, perché è chiaramente ambidestra. Si disegna nella mente delle persone con tutte e due le mani. E vedessi che scarabocchi ne vengono fuori! Viene temperata con le convinzioni politiche, poi traccia sul foglio i primi segni indelebili di pregiudizio, poi lo sottolinea con tratti marcati di infantilismo e infine ingrandisce la macchia con l'intolleranza e la mancanza di giudizio personale. Cosa mi ha detto di fare il mio leader? Vado alla festa o non ci vado? E se ci vado, anche se credo in quei valori che vengono festeggiati, rischio di sembrare uno che si schiera?
- La fai facile, tu. Parli proprio come un figlio dei fiori.
-Ma io volevo solo che la nazione partecipasse ad un evento nazionale, senza colori. Senza partiti!
- Adesso sembri un Grillino. Populista e contro la classe politica a prescindere.
- Ho deciso, domani vado a lavoro lo stesso. E chi se ne frega della festa dei nonsochè. Niente tv, niente giornali, niente radio, niente notizie, nessuna canzone; nemmeno una battuta di un comico, neanche una bandiera garrire al vento, nemmeno auspico a un futuro migliore. Me ne sto in ufficio e produco il PIL, mi rendo utile alla società sgobbando per quelle otto ore che, guarda che coincidenza, dovrei festeggiare proprio domani. E se faccio gli straordinari me li faccio pagare, tu guarda che seconda coincidenza, come ottenuto dai sindacati anni fa. 
- Interessante.. molto interessante.
- Cos'è, adesso va bene?
- Il contenuto, dico. Dalla rabbia espressa denoto un certo stile di anarchia, ma paradossalmente il succo del discorso è tendente al capitalismo.. Interessante, molto interessante.. e per chi voti, in genere?


sabato 14 gennaio 2012

CHE FINE FANNO I VECCHI CONCORRENTI DI X FACTOR?

Cala il sipario, l'ultimo tappo di spumante è volato via, il vincitore è stato proclamato e i dati auditel sono stati già tutti rilevati. Un successo. La vincitrice di quest'anno, Francesca Michielin, ha vinto il premio finale del valore di 300.000 € per comporre e promuovere un suo album. Gli altri non ce l'hanno fatta, magari per un pelo, a varcare la soglia della celebrità, a prendere l'onda perfetta per surfare nel mare della musica, delle radio, delle trasmissioni televisive. Loro, i perdenti, non ce l'hanno fatta, ma la trasmissione può essere comunque un ottimo trampolino di lancio per sfondare, per continuare a cantare la propria passione. Ma poi, una volta che i riflettori si spengono davvero, che viene smontato tutto, baracche e burattini, che fine fanno realmente?
Dove sono sparite tutte le nuove promesse della musica italiana? I nuovi Rino Gaetano, i figli illegittimi di Battisti, gli eredi naturali di Mina. Cosa fanno adesso?
 

"PER ME E' NO. MA SICURAMENTE SFONDERAI."

Quanti ragazzi, aspiranti cantanti o cantautori hanno desiderato continuare la loro carriera, ma si sono visti sbattere in faccia la porta del fallimento? Sono stati scartati dalla giuria ad un certo punto del programma, ma hanno ricevuto meriti e riconoscimenti a voce "farai strada, non smettere" e poi non sono riusciti ad entrare nel mondo della musica nemmeno dalla più stretta porta di servizio. I casi sono molteplici: si passa dal talentuosissimo Daniele Magro che ha impattato contro la perfida barriera delle audizioni al festival di Sanremo, all'eccentrico Nevruz Joku che Tra l'amore e il male ha scelto di coltivare la sua passione canora lontano dalle radio, passando tra alcuni tour in Italia con il suo nuovo gruppo.
E' la durissima legge del mercato, inteso come prodotto che viene gettato via una volta passata la data di scadenza: o ti rinnovi, o ammuffisci. E' il caso del giovane Tony Maiello, il giovane guappo che era stato scoperto e messo sotto contratto dalla stessa Mara Maionchi, quella che aveva lanciato talenti come Tiziano Ferro e Gianna Nannini. Le premesse erano giuste per combinare qualcosa di ottimo, tanto che il cantante aveva anche partecipato al Festival di Sanremo con la canzone "Il linguaggio della resa". Resa che ha dovuto accettare, dopo il suo ultimo insuccesso discografico, quando Mara Maionchi ha deciso di non rinnovargli il contratto. Una pacca sulla spalla, una medaglietta, tante care cose e ... via. Avanti il prossimo, la musica non può permettersi figli adottivi.


"NON TI SCORDAR MAI DI ME.."

cantava la dolcissima Giusy Ferreri, una delle poche ad aver avuto il piacere di sorridere anche dopo il termine del programma, così come Noemi e Marco Mengoni. L'artista era stata sconfitta in finale dai bravissimi e nuovissimi Aram Quartet, un gruppo che cantava i suoi pezzi a capella e che già due ore dopo la finale aveva il destino segnato: erano un tormentone, un fuoco di paglia che si era consumato prima dei titoli di coda. Non erano abbastanza commerciali. Il loro disco, quello prodotto grazie al premio finale, era uscito molto in ritardo, quando l'entusiasmo nei loro confronti era già scemato. Infine, o per meglio dire all'inizio, si sono persi nei meandri della vita quotidiana, fino a sciogliersi definitivamente nel 2010 con un solo album d'inediti nel curriculum. Altre strade le hanno invece prese Jury Magliolo e il vincitore della seconda edizione Matteo Becucci: il primo ha pubblicato a metà dello scorso anno il singolo "Acrobati" e in qualche modo sta facendo i salti mortali per rimanere in bilico sullo stretto trespolo della fama (ha aperto i concerti dei Jamiroquai nelle loro date italiane di Luglio 2011); il secondo è stato escluso nel 2010 alla selezione per il festival di Sanremo ed ha tentato di sfondare nel musical. 


"ERAVAMO LA PROMESSA..

..ancora lì, da mantenere". Emanuele Dabbono ha dato tutto per continuare il suo sogno di cantautore e, quando era uscito con il suo inedito alla puntata di X Factor, sembrava comunque destinato a rimanere in cima, a fare strada. Però, però, però.. Quanti ostacoli, quante promesse non mantenute. Il ragazzo ha pubblicato a Novembre l'album Trecentoventi, già disponibile su ITunes, ma dal grande palcoscenico musicale sembra essere scomparso totalmente. E i Bastard Sons of Dioniso, ve li ricordate? Forse nei vostri cuori di telespettatori sì, ma l'immagine delle loro chitarre e del loro stile confusionario e semi-ribelle vi è un pò sfuggito ed il loro ricordo non è più così nitido. Perchè d'altronde si sa, non ne facciamo una colpa a nessuno, ma le passioni che ci suscitano i Format televisivi sono effimere: nascono, crescono e poi finiscono. Senza che non ce ne possiamo accorgere, quando, "si spengono le luci qui sul palco", quei cantanti che abbiamo amato tornano molto spesso alla loro vita normale, e noi alla nostra fino alla stagione successiva, quando nuovi concorrenti ci susciteranno altre sensazioni forti e "uniche".
Per i cantanti dell'edizioni più recenti è ancora troppo presto per affibbiargli la triste etichetta di Desaparecidos: ancora devono essere strizzati dal mercato, dalle major e dalle case discografiche. Ma non vi preoccupate, basta saper aspettare, o al limite voltarli su un fianco e controllare la loro data di scadenza. Manca poco, vero?

giovedì 1 dicembre 2011

5 BUONI MOTIVI PER NON GUARDARE LA TV

La televisione. Una scatola illuminata che irradia suoni ed immagini, un grande circo dell'allegria e del passatempo che finora ha fatto compagnia agli italiani. Ma è proprio necessario guardarla? Adesso che ci sono tante alternative per passare il tempo, per informarci, per divertirci, perchè non ci guardiamo intorno e non clicchiamo definitivamente il tasto di spegnimento del telecomando?
Ecco, per me, quali sono i 5 buoni e semplici motivi per staccare le pile dal vostro telecomando e riutilizzare la tv al plasma come solido tavolino:


1. La scarsa informazione.

Diciamoci la verità, internet è un canale completo e ricchissimo, basta sapercisi muovere un pò ed è possibile sapere tutto. La televisione è invece un monologo lungo e incompleto. I telegiornali offrono spesso un'informazione unilaterale, di parte e solo accennata. Perchè dovremmo farci sparare addosso solo informazioni filtrate, striminzite, raccontate da poche voci?



2. I dibattiti.

Questo è un punto da sottolineare. E' insopportabile assistere alle discussioni alla tv dove ognuno interrompe l'altro, spesso sbraitando, giocando a chi urla di più e copre la voce dell'altro ospite. I cosiddetti salotti televisivi sono diventati un scuola materna per scimmie incattivite. E il telespettatore forse non se ne rende conto, ma mentre assiste a quelle scene si carica d'ansia e apprensione. E non intende nulla.
A che serve insegnare ai nostri figli a parlare uno alla volta, ad alzare la mano quando sono a scuola, quando alla tv si vedono scene di questo tipo?


3. L'intrattenimento. 

I buoni format non esistono più, oppure sono altamente scadenti. I produttori televisivi sembrano aver perso la verve e la creatività necessaria per intrattenere lo spettatore. Si vanno a rubare le idee altrove, in altri paesi perchè non si riesce a creare qualcosa di nuovo, a dare una svolta. Abbiamo fatto indigestione di talent show, di reality, di quiz show, programmi che non regalano nulla se non qualche ora di completo sbando cerebrale. Fortuna che quest'anno abbiamo qualcosa di nuovo: il Grande Fratello 12.


4. Il linguaggio.

Dante aveva scritto la divina commedia in vulgo, in lingua volgare, cioè quella del popolo, ma perchè all'epoca la gente comune non avrebbe capito il colto italiano. In Italia, per vulgo s'intende letteralmente "volgare", cioè quella del burino, del contadino, di quello che usa la parola come strumento d'offesa, spinto da una rabbia istintiva e incontrollata. Aò! Ma vaff..! Fai schifo! 
Si da valore al proprio dialetto solo riportandolo in chiave offensiva e sboccata. 
E' più vera, dicono. E' più vicina al linguaggio usato dalla gente comune. Il che può anche essere vero, ma il contesto in cui certe espressioni possono essere usate è un fattore fondamentale. Siamo nella tv, lanci un messaggio al mondo, mica al porto di Genova a scaricare containers.


5. Imbambolamento.

I messaggi lanciati dalla televisione sono diretti e costanti. Idee e pareri possono essere creati subdolamente, attraverso poche immagini o parole dette e ridette. Il motto "l'ha detto la televisione" è sempre stato modo per giustificare un'idea su cui avevamo sollevato dei dubbi, ma che poi ha prevalso evitandoci il difficile sforzo di pensare con la nostra testa. Il mondo vasto della televisione diventa una realtà assoluta, una verità ufficiale e ineccepibile.