venerdì 7 ottobre 2011

MA A CHE SERVE WIKIPEDIA?

Nessuno se l'è mai chiesto veramente. Se qualcuno lo facesse, trovando la risposta probabilmente smetterebbe di cercare tutti i lati negativi di un'enciclopedia online diffusa e utilissima, che nel corso degli anni ha aumentato il sapere di milioni di persone ed ha coinvolto ognuno di noi nel suo grande e continuo arricchimento culturale. Wikipedia, nonostante il suo continuo cambiamento, è una fonte inesauribile d'informazioni e, giuste o sbagliate imperfette che siano, non deve essere abolita di punto in bianco. Tutti sanno che spesso può essere inaffidabile o incompleta. Tutti sanno che proprio per questo motivo non può essere utilizzata completamente per i propri studi e le proprie ricerche. Lo sanno tutti quelli che navigano abitualmente in internet.
Quasi alla fine di ogni frase c'è un numero in pedice che riporta alle note a fondo pagina dalle quali è possibile accedere alle fonti di tale informazione. In completa mancanza di esse deve scattare un campanello d'allarme che significa "attenzione: potrebbe essere una stupidaggine scritta da un utente. Fonte non del tutto attendibile".
Un pò come quando sentiamo i nostri telegiornali: nonostante si presuma che abbiamo raccolto informazioni vere, noi sappiamo che potrebbero essersi "sbagliati", e per questo dobbiamo approfondire la nostra ricerca per sapere la verità.
Al TG5 che recentemente ha pubblicato un servizio in cui, con uno stile malinconico, diceva che era meglio di gran lunga la vecchia enciclopedia Treccani (Sì, esatto. Quella cosa ingombrante che vi cattura la polvere sulla mensola), andrebbe fatto presente che non tutti la usano come una sacrosanta Bibbia dalla quale ricavare l'unica verità che si sta cercando. Molte persone, compreso il sottoscritto, spesso la usano come spunto, tanto per sapere di cosa si sta parlando. Chi farebbe mai una tesi d'esame basandosi solo e soltanto sugli articoli Wikipedia?


Nell'Ottobre del 2009 qualcuno vandalizzò la pagina di Wikipedia relativa al calciatore Balotelli, e per qualche minuto vi si potè leggere una scritta razzista. Sulla base delle attuali dichiarazioni di alcuni Media avremmo rischiato di prenderla come notizia attendibile

Sia chiaro, non voglio snobbare la vecchia enciclopedia, perchè con quella, nonostante sia obsoleta e non aggiornabile in qualsiasi momento, si può sempre andare sul sicuro. Al contrario, ritengo che entrambe siano complementari e pertanto l'utilizzo di una non esclude l'altra a priori.
L'unica cosa mi dà più fastidio è la negazione di una realtà che non si può non vedere: Wikipedia è utile perchè sempre attuale, gratis, semplice e ricchissima di qualsiasi cosa, dai modi di dire ai complotti politici; dai film alle profezie Maya; dall'astrologia al fatto di cronaca, fino ai più classici poeti e lezioni di Storia.
Basta un minimo di buon senso per capire queste piccole differenze.

mercoledì 5 ottobre 2011

ITALIA! ITALIA! IU ES EI! IU ES EI!

Le recenti ed esplosive novità riguardo al caso Meredith hanno riportato alla luce un forte sentimento nazionale di Anti Americanità. Sembra quasi che la sentenza shock abbia tirato fuori un sentimento represso che finora era stato nascosto nel fondo del cuore della gente, e che tutt'un tratto è uscito come un gorgoglio di malumore. L'italiano è sbottato: l'americano non tira più. Dai talk show ai siti internet, dalle testate giornalistiche ai link di facebook, fino alle prime persone che fuori dal Tribunale hanno gridato "vergogna"; è apparso da subito che "l'Italia s' è fatta prendere in giro, il sistema italiano non funziona e gli U.S.A. ne hanno approfittato". 
Che gli inquirenti abbiano commesso degli errori gravi è verissimo: non si possono far marcire le prove solo perchè mal conservate, o far entrare così tanta gente sul luogo del delitto. E le tante rivelazioni, alcune infondate, altre vere, altre ancora.. chissà.. hanno messo a nudo il nostro sistema giudiziaro mettendoci alla berlina di fronte al mondo intero. 
Ma se il nostro sistema è ancora molto approssimativo non significa che sia giusto condannare una coppia di ragazzi all'ergastolo. Ci devono essere prove certe e inequivocabili, non bisogna incarcerare sulla base di molte supposizioni. La giustizia non si compie con l'80% di verità, nè tantomeno con il 99%.
Eppure, come abbiamo visto, nella testa delle persone l'immagine degli assassini perfetti era quella dei due ragazzi: giovani, dai visi puliti e le lacrime di coccodrillo. E forse lo sono davvero, gli assassini; ma non c'è la certezza. Resta il rammarico per una Meredith che non c'è più e che da quanto ne sappiamo può essere stata uccisa da un fantasma. Un fantasma e un Ivoriano. 
Gli Americani non hanno accettato questo atteggiamento da sit-com nel giudicare un omicidio così grave e contorto, così anche loro hanno emesso una loro sentenza. Certamente, però, anche loro hanno adottato un modo turbolento e infantile per sfruttare la situazione: è sembrata una gara fra tifosi, una sfida olimpionica tra Italiani e Statunitensi. Non c'era obiettività nè da una parte e nè dall'altra. L'America puntava sull'innocenza di Amanda,  l'Italia sulla sua colpevolezza. L'Inghilterra, alla fine, c'ha rimesso.
Sollecito, anche lui era accusato. Assolto
L'Italia s'indigna, l'Italia denuncia il suo stesso Paese ormai troppo asservito all'enorme potere a stelle e strisce. L'america chiama e lo Stivale risponde. E' venuto fuori il risentimento che da dopo la Seconda Guerra Mondiale non s'era mai manifestato nei confronti dei nostri salvatori. 
"Ok, ci hanno salvato, ma non possiamo leccargli il c*** tutta la vita" tuonava un adirato Massimo Ceccherini in un suo film. E in qualche modo molti italiani la pensano così. Gli Americani sono dei pazzi, si sentono padroni del mondo. Lo vediamo nei Jersey Shore, nei REAL TV, nelle sparatorie, in come ingrassano a dismisura mangiando da MC Dondald's. Il mondo dell'eccesso che improvvisamente si è imbattuto nella giustizia italiana (ahinoi) e ci ha fatto una grossa pernacchia.
D'un tratto l'uccisione di Meredith è passata in secondo piano e tutto è diventato un braccio di ferro mediatico tra lo Zio Sam e Garibaldi. Non importava la verità, contava solo non farsi buttare giù.
Amanda innocente significa che hanno vinto loro e con l'inganno. Ma la verità qual è? Dove sta la giustizia?
Forse è vero che siamo stati colonizzati culturalmente e mentalmente: non ce ne fregava niente di trovare il colpevole (quello lo sapevamo, lo dicevano i vari illustrissimi gossip/tiggì), noi ragionavamo con la testa dei padroni del mondo, di quelli che sanno la verità sempre e comunque. Volevamo poter dire, almeno una volta, con una Diet Coke e un Hot dog in mano, indossando una t-shirt e masticando una chuwing gum Brooklin: Abbiamo vinto!





"E Meredith?"   "Chi?"

domenica 2 ottobre 2011

GESU' GAY!

Il Monsignor Babini
E' una bestemmia? Vedete voi, ma se pensate che lo sia allora dobbiamo affrontare un discorso molto molto lungo e che parte da molto molto lontano.
Qualche giorno fa il Monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, ha dichiarato che se mettiamo a confronto Berlusconi e Vendola sulla loro vita sessuale, allora quest'ultimo è molto più peccatore del nostro Presidente del Consiglio perchè così dice la Bibbia. Così dice Dio. Perchè Vendola è gay, Berlusconi no.
Qualche mese fa, invece, venne diffusa la notizia (poi frettolosamente smentita) che da una recente scoperta archeologica in Giordania Gesù era omosessuale e innamorato di Giovanni.
Nel mezzo ci sono state tante dichiarazioni a sostegno o a condanna dell'omosessualità, un tema molto ricorrente e sempre generatore di commenti e pareri animosi. L'omosessualità dei nostri giorni è così crescente da far rabbrividire il mondo ecclesiastico e da rendere pallido e mostruoso il nostro futuro; tale peccato è così ostentato che è giusto troncarlo sul nascere prima che esploda definitivamente come una moda. Perchè perlomeno, ha detto il Monsignor Babini, anche se non approviamo il comportamento di Berlusconi, sta comunque seguendo le normali e giuste leggi divine: uomo con donna, donna con uomo. 
Ma per tornare al titolo di questo post (la bestemmia, per intenderci), le cose che più mi sorprenderebbero delle critiche sarebbero l'incoerenza e l'ipocrisia del loro contenuto: cambierebbe qualcosa qualora Gesù fosse stato veramente gay? Se l'amore è un sentimento unico ed immenso, perchè bisogna suddividerlo in categorie "giuste" ed ingiuste"? Così come ci sono tante razze diverse che formano un unica grande gamma di uguali esseri umani, così ci sono varie forme per esprimere un sentimento enorme chiamato amore. In fondo, la vita dell'uomo non si riassume in questo unico esemplare concetto? Lo stupro e l'adulterio possono essere considerati peccati, ma il bene tra due persone non si può e non si deve condannare. 
L'omosessualità va contro la legge di Dio, è contro natura. In natura, però, non è raro vedere animali dello stesso sesso che si accoppiano. (Curiosità) Che spiegazione dare a tutto ciò? Se l'uomo ha il libero arbitrio e quindi può sbagliare, mentre l'animale agisce solo d'istinto, come mai Dio non li ha creati eterosessuali? Perchè alcuni animali danno questo cattivo esempio?
Fra le spiegazioni più comuni al fenomeno di demonizzazione dell'omosessualità c'è la convinzione che se tutto il mondo fosse gay la specie umana si estinguerebbe. In poche parole: se questa moda dilagasse non nascerebbero più bambini e moriremmo tutti. 
In oltre 2000 anni di storia umana non è mai successo, ma non si sa mai.. (Magari i dinosauri lo erano, vallo a sapere, e guarda che fine hanno fatto).
Un aneddoto simpatico che molti sono soliti ricordare, al fine di allarmare gli aspiranti peccatori, è quello riportato nella Bibbia (che ricordiamo essere trascritta da uomini): Sodoma e Gomorra, le città piene di vizi sessuali. "Ora la gente di Sodoma era grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno. (Genesi 13:13). In tanti casi i Sodomiti cercavano di entrare nelle case per "conoscere" coloro che vi abitavano. E' omosessualità, o sono tentativi di violenza sessuale?
Qualcuno dovrebbe domandarsi cosa farebbe Gesù ai nostri giorni, con chi si arrabbierebbe. Con una tranquilla e innamorata coppia gay, o con chi sfrutta le prostitute? Da una parte c'è un amore consenziente e reciproco, dall'altra c'è un subdolo piacere unilaterale, forzato e mirante al profitto. 
Le leggi divine sono tante, così tante che si traducono in un'unica sola: Amore. Quando c'è quello, anche se alcune persone lo intendono in maniera diversa, cosa importa del resto? Chi è religioso può pure seguire tutte le altre e meritarsi il paradiso, ma tutti gli altri sono liberi di scegliere. Poi deciderà Dio, per chi ci crede, a giudicare il loro operato.
E invece no, bisogna inculcare il pensiero a tutto il mondo, anche a costo di fare la guerra. Nessun rispetto, solo oppressione e ostilità nei confronti dei peccatori (i gay). Punirli.
E se questa è la religione...

mercoledì 28 settembre 2011

L'ITAGLIA AGL'ITAGLIANI!

Oggi voglio parlarvi di un libro. Un libro che tutti dovremmo leggere. 
Vado fuori tema, lo so, proprio come quando a scuola il contenuto dei discorsi non aveva alcuna connessione con il titolo che ti aveva dato l'insegnante. Questo è "Punteggiature-Il blog", mica un concorso letterario. Qui si dovrebbe parlare di notizie del mondo, mica del nuovo premio Strega o del best seller dell'anno. Non siamo mica in un club di lettori. 
Infatti non si tratta di un nuovo romanzo di Stephen King, o dell'ultimo struggente libro di Moccia, o di un classico dell'800. Il libro di cui vorrei parlarvi è un saggio, una raccolta di emozioni, di storie dei nostri antenati. La storia degli italiani. Penso di potermi giocare il jolly, questa volta, per poter spendere due parole su questo libro, visto che parla del nostro passato e quindi, come si dice, il nostro futuro.
Lo studio e la ricerca di Gian Antonio Stella hanno creato quello che è un libro dalla forte storicità e che dovrebbe, di fatto, renderci più tolleranti e meno xenofobi, e dovrebbe farci da guida verso un futuro meno rabbioso, soprattutto in un mondo così globalizzato dove tutto si mescola e tutti entrano in contatto con tutti.
Il titolo in sè avrebbe potuto già farci storcere il naso: L'ORDA. Qualche benpensante avrebbe detto, sentendo che il tema trattato era l'immigrazione: "Racconterà delle solite ondate di clandestini che vengono in Italia ogni giorno, che rubano il lavoro a noi italiani, che delinquono, che stuprano". Forse è per questo che l'autore, lo scrittore e giornalista Stella, ha aggiunto un sottotitolo piccolo e vergognoso che fa precipitare di colpo la situazione, puntando il dito contro un soggetto che non ci aspettavamo: Noi. 
QUANDO GLI ALBANESI ERAVAMO NOI dice il sottotitolo, e allora le sopracciglia si aggrottano e i pensieri si fanno più tetri man mano che si chiarisce che i "mostri" erano i nostri connazionali. Ma come? Proprio noi con i nostri inventori, noi che abbiamo regalato al mondo l'arte, che abbiamo esportato la musica, il buonumore e l'italian Style? Questo autore dev'essere stato spinto a scrivere da un forte sentimento di antitalianità! 
Eppure, pagina per pagina, storia per storia, ci si accorge che l'antitalianità non c'entra niente. Anzi, tutto quello che viene fatto in questa immensa ricerca è gridare l'ingiustizia subita dagli italiani che cercarono fortuna all'estero, lontani dal bel paese fin dalla metà dell'800, e che invece subirono i pregiudizi e la rabbia dei cittadini ospitanti. Perchè gli italiani lasciarono lo stivale in totale povertà. Quasi tutti erano analfabeti, molti erano confusionari, rozzi e poco attenti all'igiene. Ma sgobbavano, lavoravano duramente, si davano da fare per rialzare la testa e ricavarsi uno spazio all'interno del nuovo mondo. Rifarsi una vita. Ma questo non andava bene a tutti, e anche allora c'era qualche benpensante che diceva: "Questi ci rubano il lavoro, questi sono culturalmente inferiori!". Erano italofobici e noi non potevamo farci niente. Avevano ragione? Giudicate voi: considerate che all'italiano andava bene qualunque tipo di lavoro pur di mangiare; l'italiano, pur di mangiare, rubava o suonava l'organo accanto ad una scimmietta; viveva stipato assieme ad altre persone in spazi angusti e non si lamentava mai; portava lo stiletto (un pugnale) sempre a portata di mano per rispondere ad offese o ingiurie. Considerate poi che non tutti gli italiani partivano con le stesse intenzioni, o comunque, a parità di queste, finivano col passare per martiri innocenti. Se da un lato c'era chi si "limitava" a farsi odiare per la sua cultura stravagante ed incivile, dall'altro c'erano anche molti che contribuirono ad aggravare posizione degli italiani all'estero: serial killer (come Cayetano Santos Godino in Argentina), rapinatori, contrabbandieri, mafiosi, assassini ecc... Per non parlare della prostituzione minorile. L'ORDA è il testimone di oltre un secolo di stragi italiane all'estero e di dolorose storie di xenofobia.
E poi ci sono i vestiti cuciti addosso: L'insormontabile italiano dalle 3 M (mafia, maccheroni e mandolino), l'italiano furbetto, l'italiano cafone, l'italiano disorganizzato.
Gli stessi stereotipi che affiorano sulle nostre labbra quando vediamo un cinese che vive nella fabbrica dove lavora notte e giorno ("Sono sudici. Sono tutti uguali. Quando muore uno lo nascondono e tirano avanti col lavoro"); oppure quando vediamo un senegalese per strada ("Questo mi vuole rapinare. Adesso si avvicina e tira fuori il coltello. Meglio cambiare strada"). La solita storia che si ripete, la ruota che gira e passa sempre dagli stessi punti, dove l'integrazione è un taboo e le culture mischiate sono un problema. 
Guardare al passato per inseguire un futuro migliore. Le stesse cose che vorremmo fare agli altri, noi le abbiamo subite direttamente. La generalizzazione del crimine. Gli italiani sono tutti criminali. I clandestini vengono tutti per rubare. Allora puniamoli tutti indistintamente. Quante morti innocenti, in questo libro, quante vendette popolari fomentate dall'odio cieco ed irrazionale. Il mondo era povero e la colpa era dello straniero, dell'italiano, del WOP (WithOut Passport, oppure derivante dalla pronuncia di Guappo). Il mondo si arricchisce grazie alle braccia dei morti di fame, ma nessuno li tollera lo stesso. 
Così, prima di guardare con disprezzo gli altri, forse è meglio guardare prima noi stessi. Guardarci indietro, leggere il resoconto delle avventure dei nostri nonni, bisnonni, prozii.. e trovare le infiniti somiglianze con il presente. 
E' bello studiare il libro e fare un viaggio all'estero, adesso. Magari negli Stati Uniti dove un tempo eravamo odiati più degli schiavi negri, oppure nella Francia che ci accusava di rubare il lavoro (e ci picchiavano), oppure nella calda Australia dove potevi vedere fuori dai pub i cartelli VIETATO L'INGRESSO AI CANI E AGLI ITALIANI. Storie partite da lontano e che arrivano sorprendentemente fino a meno di ventanni fa, almeno per quanto riguarda il razzismo nei nostri confronti. E adesso noi siamo sicuri di voler adottare lo stesso trattamento con gli altri stranieri, dimostrando così che in fondo in fondo il mondo ha fatto benissimo ad odiarci?


Vignetta anti-italiana (Australia)











- Come mai ai funerali italiani portano la salma soltando in due?
- Perchè i bidoni dell'immondizia hanno solo due maniglie!

mercoledì 24 agosto 2011

QUANDO FACEBOOK FA LA SPIA

Ti passa per la testa una cosa e la posti su facebook. Fai una vacanza in montagna e ne posti la foto su facebook. Ti piace Maria De Filippi e lo posti su facebook.
Il concetto di privacy con l'avvento dei social network si è completamente deformato e trasformato in qualcosa di opzionale, quasi di inutile. In un tempo in cui le persone sentono il bisogno di sentirsi giudicati dai pollici in su (like) e giù (unlike) e di sentirsi in qualche modo partecipi alla vita "socio-virtuale" di FB aggiornando il proprio stato e postando le proprie esperienze esterne reali, molto spesso ci si abbandona all'innocente idea che ciò che noi utilizziamo come passatempo non porti a delle spiacevoli conseguenze.
Ma quante se ne sentono di coppie che si lasciano per colpa di questo social network? Un partner viene menzionato (taggato/incastrato) in una foto assieme a compagnie sospette ed iniziano i litigi che portano alla rottura. Oppure dei semplici attacchi di gelosia. Anche attraverso dei controlli incrociati, e cioè passando per le bacheche e le foto di altri, si può facilmente aggirare la linea Maginot di un utente molto riservato. Non c'è scampo.
E così come un partner ossessivo o una multinazionale studiano i comportamenti degli account per i propri fini, talvolta anche le forze dell'ordine decidono di servirsi di tale strumento per stanare i ricercati.
Quello che è successo al latitante Salvatore d'Avino ne è un esempio concreto, così come nel 2010 lo è stato un rapinatore napoletano. L'articolo su D'avino.
Entrambi sono stati traditi da Facebook. Entrambi sono finiti in manette.  L'articolo sul rapinatore.
C'è un luogo comune che afferma goliardicamente che "chi non ha facebook è fuori dal mondo" e forse è veramente così. Qualcosa deve aver spinto i due delinquenti a tornare sulla piattaforma sociale, forse perchè non si sentivano parte del mondo. Il rapinatore è stato incastrato per colpa di una bella donna, dietro la quale si nascondeva la polizia; il latitante è stato scovato indirettamente, con controllo "incrociato", grazie ad una foto postata dalla moglie incinta.
Sembra impossibile, eppure sembra proprio che non si sappia stare senza accedere alla home, aggiornare il profilo, commentare, linkare, stringere amicizie... è inevitabile. Così facendo, però, ci si abbandona completamente alle braccia fragili di un social network che sa i tuoi segreti, sa quello che ti piace, ti capisce e pare ti comprenda. Ma non è detto che non faccia la spia e che non racconti nulla a nessuno. Le info del nostro profilo dicono molto più di quanto si possa pensare e le foto che postiamo la dicono lunga sul nostro stile di vita e le nostre abitudini.
Recentemente è stata anche stilata un lista delle cose da non dire su facebook al fine di non precludersi la possibilità di farsi assumere da un titolare, perchè, già, anche i titolari amano questa forma di controllo.
E' quindi una minaccia o un miglioramento, questo Facebook? E' un amico leale o un ipocrita senza cuore? Ciò che è sicuro che è un arma a doppio taglio, un raccoglitore d'informazioni con cui ci si può ustionare e bruciare. Oppure marcire. In galera.

lunedì 8 agosto 2011

LA SUORA E WILE COYOTE (di Massimo Gramellini)

Di seguito ripropongo un articolo curato dal giornalista Massimo Gramellini per LA STAMPA, in merito alla situazione economica mondiale dopo il recentissimo tonfo della Borsa:


Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare».
L'unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana.

Da La Stampa del 05/08/2011.

giovedì 4 agosto 2011

FA COSI' RIDERE LA MAFIA?

Vignetta satirica di CartoonStock.com
Accendo la tv, come sempre all'ora di pranzo. Un'ora e mezza di pausa da lavoro, una sola se considero il traffico per tornare a casa ed eventuali problemi in ufficio, e le poche cose che propone la televisione sono sempre le solite da non so quanti anni. Non importa, non avrei il tempo di guardare un bel film o qualcosa di serio, devo mangiare, così metto la padella sul fuoco, aggiungo un po' d'olio e aspetto. Guarderò Studio Sport, che tanto inizia tra una decina di minuti. Qualche frivola notizia di calciomercato con cui pasteggiare in attesa di riprendere la macchina e tornare a lavoro. Tutto qui.
Ma ahimè, mancano una decina di minuti, e non so come ma riesco ogni volta a farmi rigirare lo stomaco guardando quello che tutti chiamano telegiornale, definizione su cui ci sarebbe molto da obiettare. Studio Aperto.
Un telegiornale nazionale che va in onda su Italia 1 e che non ha mai nulla di cui parlare. O almeno niente di importante. A volte torno a casa all'una meno dieci, altre ho la "fortuna" di vedermi Studio Aperto per ben venti o venticinque minuti, come dire un'eternità. Eppure non c'è neanche l'ombra di un servizio giornalistico, nemmeno di un servizio, a dire la verità. Nazionale, ripeto, nazionale.
La sera ci sono i TG regionali su Rai Tre che perlomeno hanno l'alibi di dover parlare solo di notizie che interessano una sola regione, quindi è probabile che tra i servizi venga inserito quello di 3 o 4 minuti sulla storia dell'arte o sullo scippo subìto da un anziano ad un supermercato. Le notizie, d'altronde, non sono facili da trovare in una sola regione.
Ma Studio Aperto può attingere da fonti infinite di informazione per creare qualcosa di più sensato e interessante, cosa che incredibilmente non fa. Questo telegiornale è solo una semplice rubrica che raccoglie le principali curiosità del mondo, ma non ha niente da dire giornalisticamente. E' vero che arrivo molto spesso ad accendere la tv quando le vere notizie dovrebbero essere in teoria già passate, ma ogni volta che anticipo il mio rientro a casa non trovo nulla di meno demenziale. Ma di politica quando parlano? E di economia? E della guerra?
Ogni volta buttò giù il boccone insieme allo stesso pensiero: Non è che arrivando solo 5 o 10 minuti dopo l'inizio del Tg, mi perdo tutti i servizi migliori?
Strano, però, che i servizi su Kate Middleton e sul suo buffo cappello durino 2 o 3 minuti, così come quello sulla patata che fa croc (se fa croc vuol dire che è buona, lo sapevate?) e quello sulle bocce quadre (quest'ultimo dura meno di due minuti. Clicca qui per vedere il servizio del TG).
Quanti minuti dedicano all'informazione seria? Mettiamo anche due o tre minuti a notizia, in tre o quattro servizi hanno già ultimato le cose da dire? Un pò stringati..
Mangio lo stesso, ma con la bocca aperta dallo stupore è impossibile masticare. Adesso c'è un servizio su Balotelli, sempre sul TG perchè Studio Sport non è ancora iniziato, e fin da subito la giornalista usa toni molto simpatici, quasi come raccontasse una storiella. Penso "ci sta, dato il soggetto di cui si parla", ma poi, sempre con tono scanzonato si fanno nomi di boss mafiosi, di Scampia e di amicizie malavitose e aggrotto la fronte perplesso. La voce fuori campo racconta che Balotelli avrebbe mangiato in un ristorante gestito dal figlio di un boss mafioso e che quest'ultimo lo avrebbe invitato al cospetto del padre nei quartieri di Scampia. Balotelli ci sarebbe andato senza fiatare e avrebbe fatto la conoscenza del camorrista. Questa è all'incirca la notizia della giornalista, mentre in tv scorrono le immagini registrate del giocatore in quella giornata campana. Quello che mi stupisce e allo stesso tempo mi sconcerta è tutto il contorno: il linguaggio pacato e forse anche troppo gentile della giornalista; il racconto descritto come un piccolo scandalo da gossip; la musica di sottofondo da stupida soap opera. Infine il triste commento finale per concludere con un sorriso. A Balotelli, colpevole nei giorni scorsi di aver parlato male della città in cui gioca attualmente, Manchester, ignoti hanno riempito la sua macchina di pesce avariato come gesto d'avvertimento o semplicemente per fargli uno scherzo. Serafico il commento della giornalista: "Chissà se chi ha compiuto quel gesto ha idea di quali conoscenze ha Balotelli.." con esplicito invito a fare attenzione ad andare contro il ragazzo.
Per fortuna che a quel punto non ho il boccone pieno, altrimenti risputerei tutto, non con un getto veloce, bensì con un lenta e schifata fuoriuscita di tutto quanto stia masticando. Okey, è una pessima immagine, ma che forse descrive al meglio il mio stato d'animo nell'ascoltare certi discorsi. Lasciando perdere il dramma di Studio Aperto per il quale mi sono già espresso, a livello più generale trovo demoralizzante constatare che certe piaghe sociali sono diventate oggetto di scherno e di scarsa rilevanza, qualcosa su cui ci si può scherzare tranquillamente. La Mafia, come parlare di un personaggio dei fumetti. Come un'allegoria che rappresenta le debolezze dell'italiano ma che in fondo lo identifica. L'uomo nero, il personaggio per antonomasia che fa paura a qualcuno, mentre altra gente ci scherza sù. "Guarda che arriva l'uomo nero, eh?" e si stende un grosso sorriso fin sopra le guance. Forse ci siamo dimenticati dei morti che la mafia fa ogni giorno anche solo imponendo il silenzio su alcune questioni, facendo dimenticare i martiri che hanno cercato di combatterla perdendo la vita. Quando un problema non si riesce ad affrontare, evitarlo o deriderlo non è la giusta soluzione. E' in certo senso fare il gioco vero e proprio della mafia. Le paure si esorcizzano ridendoci su, e quindi si scacciano via come se non esistessero. Esatto: la mafia non esiste. Proprio quello che cerca di inculcare da sempre. Ecco il concetto generale.Ed in fondo è il popolo italiano che ride di sè, perciò possiamo farlo quanto ci pare e piace. La realtà è diventata come una serie tv americana dove si scherza su tutto. Black Humor, lo chiamano.
Siamo i Soprano, siamo i film su Al Capone, una barzelletta da raccontare. Pizza, spaghetti e mafia, allora tanto essere noi i primi a scherzarci su. Ma sì!
E allora, se così dev'essere, la prossima volta mangerò un piatto di spaghetti con la fierezza italiana che mi DEVE contraddistinguere. E dopodomani la pizza. Oggi ho la carne, domani mi farò una spaghettata patriottica. 
Ho ancora fame, mi apro un pacchetto di patatine. Ne mordo una, questa fa croc. Sono contento perchè penso: Allora dev'essere ottima!