venerdì 17 febbraio 2012

LA POLTRONA COMODA


Il Presidente Federale Tedesco Wulff, dimessosi oggi.

Succede che nel Regno Unito un politico si dimette per aver addossato alla moglie una multa per eccesso di velocità.
Un'altro Paese, la Germania: il presidente federale tedesco molla tutto perchè accusato di corruzione.
"“Lascio perché la fiducia (dei cittadini, ndr) e così la mia possibilità di agire sono stati pregiudicati in modo duraturo” dice, e se ne va.
Roba da strofinarsi le palle degli occhi.
Ma come, per così poco?
Non può essere, deve esserci qualcosa sotto, qualcosa di più grosso o grave. Che sistema è questo? In Italia mica si fa così. In Italia il procedimento non è così rapido e mica si può ledere la dignità dei politici per queste stupidaggini. Prima si deve dimostrare che le accuse siano vere, poi si deve procedere con la denuncia, poi si deve essere condannati (in primo, secondo e anche in terzo grado) e poi vediamo. Vediamo, perchè mica è detto che il politico italiano si lasci abbindolare da quello che dicono i magistrati. Negare l'evidenza, sempre. E anche quando non è possibile negarla, allora diciamo che la rendiamo una normalità.
Mica si dice "scusate, mi dimetto", qui si usa dire "E allora? Voi che avreste fatto? Avete tutti la coscienza pulita voi?". E niente cambia. Mica lasciano il posto, quelli.
Che strano il resto del mondo, un politico non può sgarrare neanche una volta che subito è costretto a dimettersi. Anzi, non è costretto, lo sceglie lui. Ma cosa c'è che non va negli altri paesi?
Chi lo sa, non riusciamo proprio ad immaginarlo, forse la risposta è, come sempre, la più semplice: Che abbiano delle poltrone scomode, lì nei governi stranieri?
Non hanno anche loro le poltrone in pelle umana come i direttori di Fantozzi, o con le doppie imbottiture e i braccioli larghi tre metri dove appoggiarsi dopo una giornata d'intenso lavoro?
Pare di no, lì se ne vogliono andare tutti, per qualsiasi scemenza. 
Fortuna che da noi la Sicurezza sul lavoro garantisce agli italiani tutte queste agevolazioni, almeno per i politici: nel nostro governo si sta così bene che è praticamente impossibile perdere il posto. Per i nostri è fisso, in barba alle dichiarazioni di Monti.
Per i nostri, grazie a Dio, non c'è pericolo di scoliosi.

mercoledì 18 gennaio 2012

NON SPARATE SULLA CROCIERA ROSSA

Forse questo post è quello che definitivamente sancirà il cambio nome di questo blog. Non sarà più punteggiature, ma Bastiancontrario - il blog. Il fatto è che mi piace (senza alcuna vena di sadismo, sia ben chiaro) osservare le reazioni che si scatenano nelle persone in casi gravi ed enormi come quelli accaduti nell'isoletta toscana con la nave Concordia. Ovviamente, per persone, intendo quelle estranee all'accaduto e non i naufraghi.
Mi limito ad ascoltare, a vedere da lontano quello che accade, a raccogliere le opinioni degli altri e poi crearmene delle mie, cercando di non lasciarmi prendere dalle passioni e dalle reazioni istintive.

Si sta scrivendo molto sulla tragedia tristemente famosa della Costa Concordia, la nave che venerdì scorso ha sbattuto con violenza sulla costa dell'Isola del Giglio a causa di un errore umano del comandante e che adesso, oltre al disastro dei passeggeri dispersi, rischia di causare un disastro ambientale per l'arcipelago toscano. E si è scritto, parlato, discusso moltissimo anche sulla negligenza, la non professionalità e la codardìa del comandante Francesco Schettino, a quanto pare il solo e unico colpevole del naufragio, che nonostante l'esortazione dell'eroico (a quanto sembra) De Falco a tornare a bordo, dopo che questi aveva dichiarato l'abbandono nave, era rimasto sulla scialuppa di salvataggio senza coordinare i soccorsi come avrebbe invece dovuto fare.

Premessa. Sono ben consapevole che l'argomento è piuttosto delicato: si sta parlando di fatti che ancora si stanno verificando, che stanno lasciando strascichi di polemiche e soprattutto sono portatori di morte e disperazione. Molti corpi sono stati ritrovati; altri li stanno cercando. Quello che è certo è che non si stanno più cercando superstiti, ma salme da restituire ai familiari. Proprio in virtù di tutto ciò, senza mancare di rispetto a nessuno e senza spezzare una lancia a favore di chissà chi, voglio trarre alcune mie considerazioni riguardo a ciò che è avvenuto dopo il naufragio.

I punti su cui mi voglio soffermare sono il comportamento e le reazioni verificatesi nell'opinione pubblica e nel giornalismo, dal momento che il colpevole è stato trovato. Il colpevole finalmente ha un volto ed un nome. Viene da Sorrento, si chiama Francesco Schettino ed era il comandante che, vuoi per sbruffoneria o per incompetenza, ha provocato il clamoroso incidente con la sua nave stracolma di passeggeri.
Il colpevole che sempre cerchiamo quando accade un disastro, finalmente è qui. Solitamente brancoliamo nel buio, ognuno gioca a fare lo scaricabarile, non c'è mai una certezza assoluta su chi sia il responsabile di un errore enorme. Invece, Dio lo voglia, stavolta è già sotto giudizio e a portata di mano. Ognuno raccolga una pietra, che adesso ci divertiamo.
Il comandante Franscesco Schettino
Si conclude qui il mio giudizio su Schettino, a parlare sarà la giustizia che sicuramente farà il suo corso e "risolverà" (come se 15 anni di galera potessero riportare in vita le vittime) la gravissima situazione. Vi dico la verità? Non me la sento di aggiungere altro. Ditemi che non ho un cuore, o che sono un miserabile, ma non dite che non lo faccio per difendere il comandante. 
Il fatto è che rifiuto l'idea che ci si debba per forza accanire contro qualcuno, seppur colpevole, per esprimere la propria rabbia, per sentire di esserci fatti giustizia da soli. Altrimenti non siamo esseri umani.
Mi fa senso, in un certo modo, trovare analogie con quei popoli oppressi del medioevo che come valvola di sfogo avevano la martorizzazione e lo scherno dei condannati a morte. Il mascalzone che è alla gogna pubblica, alla mercè di tutte le angherie del mondo, viene preso a sberle, gli vengono lanciati addosso ortaggi e sputi. 

Dopo oltre 500 anni siamo ancora fermi lì, al Medioevo mediatico.
 
Vengono pubblicati servizi, i giornali non parlano d'altro: Quanto era imbecille Schettino, si vedeva subito; aveva già dato segni di follia; non era in grado; faceva lo spaccone. Sarà anche vero, ma qualche altro imbecille ce lo deve pur avere messo a guidare quella nave. I giornali sono i pomodori lanciati all'uomo morto che cammina, le parodie sono gli sputi del nuovo millennio. 

Torniamo al medioevo. Come in ogni favola, come in ogni tragedia Shakespeariana, se c'è il cattivo ci dev'essere anche l'eroe, il protagonista. Ci DEVE essere, per forza. Ma perchè? E chi è?
De Falco, il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, è stato proclamato eroe nazionale, anzi mondiale. Ha fatto il suo lavoro, ha strigliato come qualunque superiore farebbe con il suo sottoposto quel folle che non ne voleva sapere di tornare sulla nave a fare il capitano. Il capitano che, proverbialmente, non abbandona mai la sua nave.
"Torna a bordo, cazzo!" è diventato un tormentone, un must. E' stato l'ordine imposto da De Falco al comandante, quando questi non sapeva che pesci pigliare. C'è anche chi ha il pessimo gusto di stampare la frase sulle magliette e di farci qualche soldo. Anche loro, paradossalmente, cercano di cavalcare l'onda.
Si finisce col premiare chi ha fatto semplicemente il suo lavoro. Si ha così tanto bisogno di trovare Superman da qualche parte, che anche un uomo qualunque (seppure, va detto, imponente e professionale) va benissimo per impersonarlo.

L'italiano è un popolo veramente curioso: ad un certo punto, fra i tanti capitani coraggiosi (intesi come navigatori su internet) è scattato il processo d'immedesimazione, o meglio quel fenomeno infantile che si verifica nel momento in cui qualcuno ci fa notare che "bella figura in tutto il mondo: il comandante era un italiano." 
Eh, no. L'italiano, il vero italico che ha una coscienza pulita, pura ed ha un cuore generoso che pulsa dentro al petto, ha scosso la testa in segno di dissenso. "Se proprio vogliamo dirla tutta," dice con sarcasmo lievemente razzista "era napoletano". "E poi" e qui scatta la genialità dell'uomo, pronto a saltare sul carro più bello, "l'Italia vera è De Falco". 
Pura maestria. Ricordate quando ho detto che si trattava di un fenomeno infantile? Bene. Se avete dei figli, o semplicemente siete stati bambini, vi sarà capitato di portarli al cinema o di guardare un cartone animato alla televisione. Avete presente quando finisce il film, che vostro figlio è talmente estasiato dalla virtù, dalla forza, dalla simpatia e dall'indistruttibilità dell'eroe, che ad un certo punto punta il dito contro lo schermo ed esclama: "Io sono lui!"?
Ecco. Noi siamo quei bambini che sognano per qualche istante di essere un altra persona; di essere degli eroi disegnati su un pezzo di carta e che combattono il male, che sgridano i cattivi. E non vogliamo nemmeno essere eroi di serie B, no. Ci piace sognare. Noi vogliamo essere quelli che impugnano la spada, che la agitano e la calano sulla testa dei furfanti. Zac! Volano teste a destra e a sinistra, per riportare la giustizia. Quelli che curano i feriti dopo le battaglie sono bravi, ma non sono troppo esaltanti. I sommozzatori, quelli che rischiano tutt'ora la loro vita entrando in una nave semi affondata per tirare fuori i corpi degli altri passeggeri; quelli, non è che siano tutto sto granchè.

sabato 14 gennaio 2012

CHE FINE FANNO I VECCHI CONCORRENTI DI X FACTOR?

Cala il sipario, l'ultimo tappo di spumante è volato via, il vincitore è stato proclamato e i dati auditel sono stati già tutti rilevati. Un successo. La vincitrice di quest'anno, Francesca Michielin, ha vinto il premio finale del valore di 300.000 € per comporre e promuovere un suo album. Gli altri non ce l'hanno fatta, magari per un pelo, a varcare la soglia della celebrità, a prendere l'onda perfetta per surfare nel mare della musica, delle radio, delle trasmissioni televisive. Loro, i perdenti, non ce l'hanno fatta, ma la trasmissione può essere comunque un ottimo trampolino di lancio per sfondare, per continuare a cantare la propria passione. Ma poi, una volta che i riflettori si spengono davvero, che viene smontato tutto, baracche e burattini, che fine fanno realmente?
Dove sono sparite tutte le nuove promesse della musica italiana? I nuovi Rino Gaetano, i figli illegittimi di Battisti, gli eredi naturali di Mina. Cosa fanno adesso?
 

"PER ME E' NO. MA SICURAMENTE SFONDERAI."

Quanti ragazzi, aspiranti cantanti o cantautori hanno desiderato continuare la loro carriera, ma si sono visti sbattere in faccia la porta del fallimento? Sono stati scartati dalla giuria ad un certo punto del programma, ma hanno ricevuto meriti e riconoscimenti a voce "farai strada, non smettere" e poi non sono riusciti ad entrare nel mondo della musica nemmeno dalla più stretta porta di servizio. I casi sono molteplici: si passa dal talentuosissimo Daniele Magro che ha impattato contro la perfida barriera delle audizioni al festival di Sanremo, all'eccentrico Nevruz Joku che Tra l'amore e il male ha scelto di coltivare la sua passione canora lontano dalle radio, passando tra alcuni tour in Italia con il suo nuovo gruppo.
E' la durissima legge del mercato, inteso come prodotto che viene gettato via una volta passata la data di scadenza: o ti rinnovi, o ammuffisci. E' il caso del giovane Tony Maiello, il giovane guappo che era stato scoperto e messo sotto contratto dalla stessa Mara Maionchi, quella che aveva lanciato talenti come Tiziano Ferro e Gianna Nannini. Le premesse erano giuste per combinare qualcosa di ottimo, tanto che il cantante aveva anche partecipato al Festival di Sanremo con la canzone "Il linguaggio della resa". Resa che ha dovuto accettare, dopo il suo ultimo insuccesso discografico, quando Mara Maionchi ha deciso di non rinnovargli il contratto. Una pacca sulla spalla, una medaglietta, tante care cose e ... via. Avanti il prossimo, la musica non può permettersi figli adottivi.


"NON TI SCORDAR MAI DI ME.."

cantava la dolcissima Giusy Ferreri, una delle poche ad aver avuto il piacere di sorridere anche dopo il termine del programma, così come Noemi e Marco Mengoni. L'artista era stata sconfitta in finale dai bravissimi e nuovissimi Aram Quartet, un gruppo che cantava i suoi pezzi a capella e che già due ore dopo la finale aveva il destino segnato: erano un tormentone, un fuoco di paglia che si era consumato prima dei titoli di coda. Non erano abbastanza commerciali. Il loro disco, quello prodotto grazie al premio finale, era uscito molto in ritardo, quando l'entusiasmo nei loro confronti era già scemato. Infine, o per meglio dire all'inizio, si sono persi nei meandri della vita quotidiana, fino a sciogliersi definitivamente nel 2010 con un solo album d'inediti nel curriculum. Altre strade le hanno invece prese Jury Magliolo e il vincitore della seconda edizione Matteo Becucci: il primo ha pubblicato a metà dello scorso anno il singolo "Acrobati" e in qualche modo sta facendo i salti mortali per rimanere in bilico sullo stretto trespolo della fama (ha aperto i concerti dei Jamiroquai nelle loro date italiane di Luglio 2011); il secondo è stato escluso nel 2010 alla selezione per il festival di Sanremo ed ha tentato di sfondare nel musical. 


"ERAVAMO LA PROMESSA..

..ancora lì, da mantenere". Emanuele Dabbono ha dato tutto per continuare il suo sogno di cantautore e, quando era uscito con il suo inedito alla puntata di X Factor, sembrava comunque destinato a rimanere in cima, a fare strada. Però, però, però.. Quanti ostacoli, quante promesse non mantenute. Il ragazzo ha pubblicato a Novembre l'album Trecentoventi, già disponibile su ITunes, ma dal grande palcoscenico musicale sembra essere scomparso totalmente. E i Bastard Sons of Dioniso, ve li ricordate? Forse nei vostri cuori di telespettatori sì, ma l'immagine delle loro chitarre e del loro stile confusionario e semi-ribelle vi è un pò sfuggito ed il loro ricordo non è più così nitido. Perchè d'altronde si sa, non ne facciamo una colpa a nessuno, ma le passioni che ci suscitano i Format televisivi sono effimere: nascono, crescono e poi finiscono. Senza che non ce ne possiamo accorgere, quando, "si spengono le luci qui sul palco", quei cantanti che abbiamo amato tornano molto spesso alla loro vita normale, e noi alla nostra fino alla stagione successiva, quando nuovi concorrenti ci susciteranno altre sensazioni forti e "uniche".
Per i cantanti dell'edizioni più recenti è ancora troppo presto per affibbiargli la triste etichetta di Desaparecidos: ancora devono essere strizzati dal mercato, dalle major e dalle case discografiche. Ma non vi preoccupate, basta saper aspettare, o al limite voltarli su un fianco e controllare la loro data di scadenza. Manca poco, vero?

giovedì 1 dicembre 2011

5 BUONI MOTIVI PER NON GUARDARE LA TV

La televisione. Una scatola illuminata che irradia suoni ed immagini, un grande circo dell'allegria e del passatempo che finora ha fatto compagnia agli italiani. Ma è proprio necessario guardarla? Adesso che ci sono tante alternative per passare il tempo, per informarci, per divertirci, perchè non ci guardiamo intorno e non clicchiamo definitivamente il tasto di spegnimento del telecomando?
Ecco, per me, quali sono i 5 buoni e semplici motivi per staccare le pile dal vostro telecomando e riutilizzare la tv al plasma come solido tavolino:


1. La scarsa informazione.

Diciamoci la verità, internet è un canale completo e ricchissimo, basta sapercisi muovere un pò ed è possibile sapere tutto. La televisione è invece un monologo lungo e incompleto. I telegiornali offrono spesso un'informazione unilaterale, di parte e solo accennata. Perchè dovremmo farci sparare addosso solo informazioni filtrate, striminzite, raccontate da poche voci?



2. I dibattiti.

Questo è un punto da sottolineare. E' insopportabile assistere alle discussioni alla tv dove ognuno interrompe l'altro, spesso sbraitando, giocando a chi urla di più e copre la voce dell'altro ospite. I cosiddetti salotti televisivi sono diventati un scuola materna per scimmie incattivite. E il telespettatore forse non se ne rende conto, ma mentre assiste a quelle scene si carica d'ansia e apprensione. E non intende nulla.
A che serve insegnare ai nostri figli a parlare uno alla volta, ad alzare la mano quando sono a scuola, quando alla tv si vedono scene di questo tipo?


3. L'intrattenimento. 

I buoni format non esistono più, oppure sono altamente scadenti. I produttori televisivi sembrano aver perso la verve e la creatività necessaria per intrattenere lo spettatore. Si vanno a rubare le idee altrove, in altri paesi perchè non si riesce a creare qualcosa di nuovo, a dare una svolta. Abbiamo fatto indigestione di talent show, di reality, di quiz show, programmi che non regalano nulla se non qualche ora di completo sbando cerebrale. Fortuna che quest'anno abbiamo qualcosa di nuovo: il Grande Fratello 12.


4. Il linguaggio.

Dante aveva scritto la divina commedia in vulgo, in lingua volgare, cioè quella del popolo, ma perchè all'epoca la gente comune non avrebbe capito il colto italiano. In Italia, per vulgo s'intende letteralmente "volgare", cioè quella del burino, del contadino, di quello che usa la parola come strumento d'offesa, spinto da una rabbia istintiva e incontrollata. Aò! Ma vaff..! Fai schifo! 
Si da valore al proprio dialetto solo riportandolo in chiave offensiva e sboccata. 
E' più vera, dicono. E' più vicina al linguaggio usato dalla gente comune. Il che può anche essere vero, ma il contesto in cui certe espressioni possono essere usate è un fattore fondamentale. Siamo nella tv, lanci un messaggio al mondo, mica al porto di Genova a scaricare containers.


5. Imbambolamento.

I messaggi lanciati dalla televisione sono diretti e costanti. Idee e pareri possono essere creati subdolamente, attraverso poche immagini o parole dette e ridette. Il motto "l'ha detto la televisione" è sempre stato modo per giustificare un'idea su cui avevamo sollevato dei dubbi, ma che poi ha prevalso evitandoci il difficile sforzo di pensare con la nostra testa. Il mondo vasto della televisione diventa una realtà assoluta, una verità ufficiale e ineccepibile.

mercoledì 9 novembre 2011

A CHI TOCCA IL CETRIOLO GLOBALE

C'è poco da ridere. Pur avendo usato una definizione del comico Corrado Guzzanti mentre, imitando il ministro dell'economia Giulio Tremonti, definiva la crisi un cetriolo globale che si aggira pericolosamente nelle parti basse, che cerca di posticipare il suo inesorabile arrivo, magari ai danni di qualche altro governo, stavolta la risata è più amara.
Ed eccoci al punto in questione: La crisi, dopo aver viaggiato in lungo e in largo, dopo essere stata nascosta, rimandata indietro, sembra essere definitivamente arrivata. Si sente già emanare il suo olezzo da quanto pare vicina. Dopo Grecia, Portogallo e Irlanda, ecco che anche l'Italia si affaccia sull'orlo preoccupante di un baratro profondissimo.
C'è poco da ridere, anche se in Italia già si festeggia l'imminente caduta del Presidente Berlusconi. Ricostruire un paese non è facile. Chi crede ancora nella politica, il cittadino, ha tutto il diritto di esultare. Il governo cade. Certo, non è un buon segno, ma almeno c'è una speranza di cambiare qualcosa, è un segnale forte per tentare un disperato (insperato) tentativo di rimanere a galla in questa economia fallimentare. Va bene, esultiamo, ma ricordiamoci di spengere il sorriso dalle bocche dei vari Bersani, Vendola e tutti quelli che in questi mesi hanno benparlato, affinchè si mettano subito a lavoro per salvare il Paese. Loro no, non hanno il tempo di esultare, devono darsi una mossa per il bene di tutti. Questa non è una situazione come le altre dove si vince e si ha modo di congratularsi a vicenda, sentirsi belli e bravi per la vittoria (per abbandono dell'avversario, per giunta). Bisogna remare fin da subito e sperare che il mare non sia ormai troppo mosso per portare in salvo la barchetta italiana.

La patata bollente, tanto per rimanere in tema di ortaggi, adesso passa nelle mani dell'opposizione. Speriamo che abbiano un programma serio, un'idea precisa, coesa, pronta da attuare. Risolutiva, magari.
"Berlusconi si deve dimettere!" rispondeva uno Sgommato Bersani alla domanda su quale sarebbe stato il programma del PD. Un'altra risata amara. Finora lo slogan principale è sempre sembrato questo.
Chissà come affronteranno la crisi globale, il cetriolo. Speriamo abbiano affilato i coltelli giusti per affettarlo. Ho già un certo languorino, non vorrei rimanere affamato.

martedì 25 ottobre 2011

QUEI 'MI PIACE' DOPO LA MORTE DI SIMONCELLI


Marco Simoncelli, il pilota che
lo scorso 23 Ottobre ha perso la vita
a Sepang (Malesia) 

L'incidente di Simoncelli è ancora impresso nella testa di moltissime persone, anche perchè è stato impossibile sfuggire a quelle tremende immagini. Da domenica mattina, quando è stata annunciata la tragica morte del pilota, i telegiornali hanno riproposto un'infinità di volte il filmato della tragedia ed ogni volta, penso quasi tutti, siamo rimasti basiti, increduli, scioccati. 
Ma come? Quel ragazzo con la testa riccioluta che parlava il romagnolo, proprio lui, non c'è più?
Non seguo molto la MotoGP, anzi, direi quasi per niente, ma quel ragazzo, anche solo vedendolo di sfuggita, passando da un canale all'altro, era impossibile da non ricordare, mentre degli altri piloti, con tutto il rispetto, ricordo a malapena il nome.

Non mi piacciono i sentimentalismi forzati, e storgo il naso di fronte alle pubbliche esternazioni di dolore da parte di gente che non lo conosceva; rimango, cioè, sempre dell'avviso che il dolore sia una cosa personale, interiore, che solo se diventa un fuoco che non si riesce a trattenere è lecito lasciarlo divampare. Per questo, forse anche con eccessivo cinismo, provo un gran dispiacere per i parenti e gli amici di Simoncelli e nulla più. Mi stupisco infatti di come altri miei amici, per nulla appassionati di motori, riescano a immedesimarsi nella parte del fan incallito che è, a ragione, straziato dalla morte del suo beniamino. Io stesso ammetto di essere rimasto sconvolto da quel fatale incidente, ed è lecito a caldo scrivere un pensiero (se si ha) sulla questione, ma spesso si tende a voler fare di più, a sentirsi parte di quel dolore, ad essere, secondo il mio personale parere, esagerati.

Sul famosissimo social network Facebook non è raro assistere ad un fenomeno particolare da parte dei suoi utenti dopo la scomparsa di qualche personaggio famoso: la crescita esponenziale della Official Fan Page del defunto. Mi sono sempre chiesto a che cosa serva tale pratica, che cosa rappresenti per l'utente cliccare MI PIACE su una pagina che sarebbe servita a ricevere aggiornamenti sul personaggio che adesso non c'è più. 
Trovo strano e al tempo stesso difficile capire come mai si debba diventare FAN di qualcuno solo una volta che questo qualcuno è venuto a mancare. E' macabra l'idea di dover morire per essere apprezzati da un così folto numero di persone, e che solo così è possibile ritagliarsi uno spazio nel cuore della gente. E' così reale la frase di Lennon "Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra"? 
 
Da Taricone a Raimondo Vianello, da Tomizawa a Mike Bongiorno; i personaggi famosi che erano stati accantonati o che conducevano normalmente la loro vita, improvvisamente si ricordano amati da una schiera di persone che fino ad allora quasi non sapevano della sua esistenza.
Su facebook c'è la mania di voler ricordare fino all'esaurimento una persona che non c'è più, parte la gara a chi è più solidale e più triste, (Chi ci teneva di più? Io! Io!) quando invece resto dell'idea che piccoli, ma grandi gesti siano più importanti della creazione di gruppi con il nome di un 24 enne seguito da un Rest in Peace, oppure dell'ingrossamento del numero di persone a cui PIACE (adesso, non prima. Prima era normale) Marco Simoncelli, quel ragazzo che correva in moto e che abbiamo visto scivolare verso una fine prematura. Un ragazzo largamente apprezzato. Adesso.

mercoledì 19 ottobre 2011

ECCO IL NUOVO VIDEO DI BELEN!

Esclusivo, unico, eccitante. Clicca qui per scaricare il video che sta facendo letteralmente impazzire la rete, finalmente è possibile vedere la Showgirl argentina in atteggiamenti spinti con il suo vecchio partner!
Click, click, click.. che non è solo il rumore dei curiosoni che cercano di scaricare il video, nè tantomeno quello più volgare di quelli che invece lo stanno già guardando: è il rumore di un post che viene pubblicato dai tantissimi siti d'informazione e che contiene il link ambitissimo della bella Belen Rodriguez, la compagna del discusso Fabrizio Corona, mentre fa del sesso (a detta di molti, "nulla di che") con Tobias Blanco. La notizia di quel video di 20 minuti si è ritagliata uno spazio in quasi tutti i siti d'informazione, mentre ha ovviamente spopolato su quelli di gossip.
La cosa che mi incuriosisce di più è l'atteggiamento incoerente dei siti online, i quali pur condannando il gesto poco carino del fidanzato, il quale ha lanciato il video sulla rete, contribuiscono a diffondere la performance di Belen elencando i vari siti che ne permettono la visualizzazione, quando al contempo ammoniscono: Il trattamento illecito dei dati personali è un reato punito dalla legge. Della serie: E' colpevole chi l'ha caricato (Che depravato! Quale vendetta!), ma noi siamo liberi di dare (è il caso di dirlo) le dritte su dove vederlo.
A quanto pare il reato ha un limite così sottile che basta spostarsi di pochi centimetri per passare da depravato a semplice giornalista che fa informazione. Una volta che viene gettata la macchia, gli altri sono liberi di spargerla dappertutto. Con un semplice rumore: Click.           
Post pubblicato.