lunedì 30 aprile 2012

DIALOGO DI UN 1° MAGGIO

- Mi piacerebbe domani accendere la televisione e vedere mille bandiere diverse festeggiare il primo Maggio, la festa di tutti (i lavoratori). 
- Ma la televisione è di destra. Ci sono Mediaset, la servilissima Rai, i programmi stupidi come Amici di Maria..
- Va bene. Allora mi piacerebbe leggere un giornale e..
- Che tipo di giornale? L'Unità, con la sua demagogia da comunisti? Libero, con le sue idee sempre al limite dell'immoralità? Un giornale di destra o di sinistra?
- Non importa, un giornale qualunque. Vorrei sfogliarlo e leggerci sopra delle dichiarazioni tutte uguali, anche noiose, ma che dicano la stessa cosa, che festeggino i lavoratori e colgano l'occasione per aiutarli.
- Allora vuoi leggere la Repubblica: una foresta intera abbattuta ogni ora per stampare quelle 40 pagine di Di Pietro, di Vendola, di Bersani; tutti che si gonfiano il petto per accaparrarsi un pò di popolarità in queste occasioni.
- No, no. Vorrei prendere il treno, arrivare a Roma, o in una di quelle piazze dove anche quest'anno organizzeranno la Festa dei Lavoratori. Ci sarà un palco pieno di artisti e tanta gente che assisterà all'evento con grande trasporto ed entusiasmo. Ci saranno famiglie, bambini, lavoratori che hanno ancora il lavoro, quelli che l'hanno perso ma che festeggiano lo stesso, perché è la festa di tutti. E' la festa della speranza, soprattutto in questo periodo così nero.
Ci saranno cantanti.. 
- Intoneranno "Bella Ciao", come al solito.
- Ragazzi che ballano.
- Sventoleranno solo bandiere rosse della CGIL
- Ma non è solo la loro festa. E' la festa di tutti!
- E allora dove sono.. "tutti"?
- E che ne sappiamo? E' proprio questo il punto: sta diventando un evento privato, un comizio politico, un modo per creare discussioni. Ma non eravamo tutti lavoratori?
- In quei concerti lì comunque ci sono solo cantanti di una certe fede politica.
- Da quando celebrare le feste è diventato solo di sinistra?
- Attento, ti sbagli. I "festini" sono palesemente di destra.
- E chi l'ha deciso?
- Così come la Festa della Liberazione è solo una festa dei partigiani, quegl'assassini.
- E la stupidaggine in quale delle due parti sta?
- Quelli di sinistra dicono in quella di destra, e viceversa..
- E qui ti sbagli te, perché è chiaramente ambidestra. Si disegna nella mente delle persone con tutte e due le mani. E vedessi che scarabocchi ne vengono fuori! Viene temperata con le convinzioni politiche, poi traccia sul foglio i primi segni indelebili di pregiudizio, poi lo sottolinea con tratti marcati di infantilismo e infine ingrandisce la macchia con l'intolleranza e la mancanza di giudizio personale. Cosa mi ha detto di fare il mio leader? Vado alla festa o non ci vado? E se ci vado, anche se credo in quei valori che vengono festeggiati, rischio di sembrare uno che si schiera?
- La fai facile, tu. Parli proprio come un figlio dei fiori.
-Ma io volevo solo che la nazione partecipasse ad un evento nazionale, senza colori. Senza partiti!
- Adesso sembri un Grillino. Populista e contro la classe politica a prescindere.
- Ho deciso, domani vado a lavoro lo stesso. E chi se ne frega della festa dei nonsochè. Niente tv, niente giornali, niente radio, niente notizie, nessuna canzone; nemmeno una battuta di un comico, neanche una bandiera garrire al vento, nemmeno auspico a un futuro migliore. Me ne sto in ufficio e produco il PIL, mi rendo utile alla società sgobbando per quelle otto ore che, guarda che coincidenza, dovrei festeggiare proprio domani. E se faccio gli straordinari me li faccio pagare, tu guarda che seconda coincidenza, come ottenuto dai sindacati anni fa. 
- Interessante.. molto interessante.
- Cos'è, adesso va bene?
- Il contenuto, dico. Dalla rabbia espressa denoto un certo stile di anarchia, ma paradossalmente il succo del discorso è tendente al capitalismo.. Interessante, molto interessante.. e per chi voti, in genere?


mercoledì 4 aprile 2012

LO SCAFFALE GAY & LESBIAN

Libri, libri, libri. Certe persone non ne possono proprio fare a meno e io sono uno di quelli. Quando vedo una libreria parto all'assalto: mi avvicino quattamente e con lentezza, scruto le copertine, giro intorno agli scaffali, di tanto in tanto allungo una mano in cerca di un contatto. Come un felino che sta cacciando. Allungo le grinfie sulla preda immobile e... niente. A volte non scatta la scintilla, certi libri non mi trasmettono nessuna emozione toccandoli, andiamo avanti. Potrei andare avanti per ore. E la maggior parte delle volte non cerco proprio niente! Aspetto, semplicemente. Aspetto che qualcosa mi attiri da lontano, si faccia forza per liberarsi dagli altri libri che lo nascondono e battendo come un tamburo mi segnali la sua presenza.
Tipo il gioco da tavolo Jumanji. Eccolo là. Preso, è mio.
Non mi servo nemmeno delle suddivisioni in categorie. Letteratura, scienza, Thriller, autori italiani... e chi ci fa caso? Tanto vado a ispirazione, quello che cerco lo sa già il mio subconscio.
Stringo il libro tra le mani e lui mi sorride. Mi dice "perché non mi apri, non provi a leggere le prime due pagine? Magari ti faccio schifo". Dice proprio così. Schifo. Ne desumo che non mi trovo nel reparto "Antiche poesie", se mai ne esista realmente uno con questo nome.
Comunque non gli do retta, sono troppo convinto di ciò che ho fatto. Vado alla cassa. Quanto costa? 300 Euro!?
Fa niente, ormai è deciso, l'ha sancito il destino. Lo compro.
Questa è la mia azione-tipo quando vado in una libreria. (Sì, parlo con i libri).
Ed è stato proprio in una di questa situazioni che ho notato una particolarità che prima mi era sfuggita. Ditemi che ne pensate:
Vabbè, la scena è la stessa di me che vago in una trance psicotropa, la sostanza che cerco è ovviamente un bel libro (con cui parlare, sì, l'abbiamo capito). Il tamburo di Jumanji, blablabla, e prendo il libro, un bel libro: se è di Palahniuk, il mio autore preferito, lo dev'essere per forza. Poi mi viene istintivamente di guardare in quale categoria è stato messo. Alzo gli occhi e leggo: Gay & Lesbians.
Però, niente male, dev'essere una trama particolare. La leggo, ma rimango deluso. Dove sono i baci lesbo, i mandriani di Brokeback Mountain e i racconti sulle difficoltà degli omosessuali di farsi accettare dagli altri? 
Dev'essere un caso, magari il libro c'è finito per sbaglio, qualcuno l'ha spostato. Lo sanno tutti che Palahniuk è gay, l'ha dichiarato lui stesso, ma questo non vuol dire certo che..
Guardo un altro libro della stessa sezione, è di Oscar Wilde. E poi ce ne sono altri, ma che almeno hanno il titolo conforme alla categoria in cui sono stati ubicati. 
Ma Oscar Wilde, Palahniuk, una montagna di loro libri e di altri autori sono stati messi tutti lì, incentrati in quel settore che nulla ha a che vedere con quello che scrivono. Ho notato che lo fanno anche altre librerie e sinceramente non ne capisco il motivo. 
Che senso ha distinguere i libri degli autori in base ai loro gusti sessuali piuttosto che sulle storie che raccontano? C'è la categoria Thriller, c'è quella Tesi, quella Religione, Politica, Letteratura Italiana e Straniera, c'è quella Fantasy e via e via e via.. ma tutte sono suddivise in base al genere.
Capisco la distinzione tra italiano e straniero, c'è chi può preferire l'uno all'altro, ma, questa divisione?
E' vero, forse serve a semplificare la ricerca ai lettori che lo sanno, ma personalmente non mi verrebbe mai in mente di cercare i libri in base ai gusti dello scrittore. Anche perchè a molti lettori non interessa la vita dell'autore, ma solo pagine da sfogliare. La ricerca dev'essere scansionata in base al libro e non al suo autore. E' il primo quello che conta.
Questa cosa la trovo semplicemente priva di logica. Altrimenti potremmo creare anche altre categorie, per semplificare ancora meglio la ricerca: potremmo suddividerli con "Scrittori di colore".

"Desidera?" 
"Non mi ricordo il nome di quello lì, dai, quello scuro di pelle."
"Provi laggiù".
"E quello scrittore, poverino, quello che era senza una gamba. Quello che ha scritto quel libro lì, dai.
"Signore provi a cercare fra i "deambulanti".
"E ce n'era uno che invece era ghiotto di cioccolato".
"Glielo cerco subito."

Provate fra i "Ciccioni". O tra i "Drogati"



Il libro, non lo scrittore. Il libro.

(Anche "i nani", comunque, sarebbe una categoria pratica).

lunedì 2 aprile 2012

OLTRE LE GAMBE..

"...c'è di più!"     


Sabrina Salerno & Jo Squillo lo cantavano con orgoglio, tanto che è diventata un'espressione proverbiale e un inno di tutto il genere femminile. Tutt'ora è un'espressione tipica delle donne che non ci stanno ad essere considerate il sesso debole e a sopportare i pregiudizi di questo mondo che, diciamoci la verità, ha sempre avuto uno stampo abbastanza discriminatorio.


L'emancipazione femminile ha attraversato lunghi e tortuosi passaggi prima di imporsi come uno degli sviluppi fondamentali della società moderna:
Rivendicazioni di diritti, movimenti femministi, quote rosa, messaggi sociali; in svariati modi hanno portato all'attenzione di tutti la loro voce femminile ma imponente per affermare la loro semplice uguaglianza. Una donna, per guadagnare quanto un uomo, deve essere almeno il doppio più intelligente.
Sono d'accordo. Nel senso che purtroppo le donne partono sempre da un blocco di partenza più arretrato e devono correre più forte per arrivare almeno al pari dell'uomo.
Ed è un peccato vedere come invece a volte siano proprio loro, probabile per un immotivato istinto d'autolesionismo, a volersi palesare come oggetti privi di significato, bamboline di porcellana vuote al loro interno, espressione di frivolezza e pochezza intellettuale. L'esempio lampante lo troviamo in televisione: modelle venute dalle più remote favelas che mostrano il loro rotondissimo lato B; concorrenti del Grande Fratello con più protesi al seno che intelligenza; servizi ai telegiornali per il nuovo look bagasc' della formosissima sconosciuta di turno; veline che... Vabbé, veline.
Certamente la televisione fa il suo gioco sporco per accaparrarsi ascolti, ma questo non vuol dire che non ci siano donne di spettacolo con una decente cultura generale, semplicemente non riescono ad ottenere spazi sul tubo catodico; ma allora perchè dopo la dichiarazione dell'ex ministro Brunetta ("la farfallina di Belen merita il Nobel"), invece di tentare d'isolare questo fenomeno svilente, ci sono donne che si schierano dalla sua parte?
Viaggiando sui social network, nelle pagine che hanno riportato la sua dichiarazione, non mi è stato difficile trovare oltre ai soliti allupati che inneggiavano all'inguine tatuato di Belen Rodriguez anche alcune ragazze che accusavano di eccessivo moralismo gli utenti che invece disapprovavano.
Forse allora non è troppo chiara la questione, perchè io mi sento uno di quei "moralisti": più che la battuta, infelice sì, ma non offensiva, è squallido sentir parlare per l'ennesima volta, dopo quasi un mese e mezzo la fine di Sanremo, di un accenno minuscolo di farfallina visto in prima serata sulla tv nazionale. E' solo questo che mi rattrista.Tralasciando l'interesse generale che tale spacco può provocare, siamo ancora a parlare, ad osservare e a discutere di queste cose. E pure alcune ragazze tendono a contribuire con il loro silenzio a rafforzare questo provinciale maschilismo.
Sarebbero meno donne se portassero addosso un 'indumento in più e parlassero dell'ultimo libro che hanno letto?
Ci si aspetta così poco dall'intelletto femminile? Una miss Italia che spera nella pace del mondo tirando un sospiro da sognatrice?
Margherita Hack e Rita Levi Montalcini oltre ad essere dei geni sono anche un'eccezione?
Anche quest'espressione diffusa di descrivere una donna "sexy". Un tempo si diceva "sensuale". La sensualità, anche come parola ha un suono molto più lieve, più dolce ed elegante; una parola che esprime la femminilità come un'armoniosa pennellata su un quadro. Ma sexy è più raggiante, più aggressivo, e riporta subito a quello che piace a tutti: sex. Il sesso. Quello che conta di una donna.
La Salerno e Jo Squillo potrebbero dare uno slancio alla loro carriera con un piccolo gesto. "Siamo donne, oltre le gambe c'è di più". Toh! E dal decollété potrebbero far fuoriuscire, apparentemente per sbaglio, un poco del loro capezzolo.
E vai con lo share!

venerdì 16 marzo 2012

ABIDAL, UN CAMPIONE MALEDETTAMENTE NORMALE


Molte persone desiderano la vita reale come quella delle favole: c'è un malvagio da battere e il protagonista buono che lo combatte, tiene duro, e poi lo sconfigge. E certe volte accade davvero che la vita, dopo aver rischiato di perderla, diventi talmente bella che ti sembri una favola dal lieto fine.
Ma capita anche che purtroppo un male non se ne vada mai del tutto e che ritorni a sconvolgere una storia che sembrava terminata nel modo migliore.
E' la triste storia di Abidal, il calciatore del Barcellona che dovrà nuovamente operarsi per l'asportazione di un tumore al fegato. Era già successo l'anno scorso, la sua notizia aveva sconvolto il mondo calcistico.
E' la storia di un ragazzo che dopo aver riceuvto uno di quei doni che tanti ragazzi sognano di possedere, essere un giocatore del Barcellona e della Nazionale, si è visto togliere dalla stessa vita quella spensieratezza e quell'ascesa che sperava di avere per sempre.
Abidal è piombato improvvisamente nella normalità di ogni essere umano, quella che può darti e toglierti tutto in pochissimo tempo.
Quando pensiamo a persone famose, siano essi calciatori o personaggi dello spettacolo, ce l'immaginiamo circondati da un'aura particolare che non permette loro di essere persone normali, di essere suscettibili di gravità che fanno parte della natura dell'uomo comune. Forse è anche per questo che notizie così creano così tanto scalpore: non ci aspettiamo che come tantissima altra gente in tutto il mondo, personaggi che abbiamo amato, visto in televisione e acclamato possano vivere tragedie simili.
Tante persone ogni giorno vivono le stesse paure, le stesse tragiche vicissitudini senza sentirsi altrettanto globalmente amati. Lottano di nascosto per far diventare la loro vita una favola meravigliosa sconfiggendo il male che li sta assalendo.
Abidal, ma potremmo anche non dargli un nome. O dargli il nome di chiunque, di una persona a caso, non certo per sminuire la sua importanza come uomo, ma solo per estendere l'abbraccio che il mondo gli ha dato anche a quelli che non sono famosi. Un milite ignoto per una solidarietà universale.
In queste occasioni si capisce come siamo tutti uguali, nel bene e nel male, e come il posto al sole non è garantito per sempre a nessuno.
E' una considerazione un pò amara per concludere questo post. Ma questa è solo la fine di un misero articolo, ci può stare. Tanto è come finisce la favola della vostra vita quella che conta. Coraggio, allora. Sentite il calore del nostro abbraccio?

venerdì 2 marzo 2012

L'UOMO CHE FISSAVA LE PECORE

Il caso "Pecorella" ha suscitato così tanto clamore che adesso parlarne è veramente difficile. Come se fa a parlarne senza cadere in contraddizioni o senza aizzare una delle due parti? Una delle due parti, esatto, come se ci fossero due schieramente divisi: da un lato c'è il buono, e dall'altra il cattivo.

Vi deluderò, ma secondo me, partendo con i presupposti associativi Manifestante=buono e Carabiniere=cattivo, non si va da nessuna parte. Così come non è giusto invertire i ruoli e lasciarsi vilmente andare a espressioni come “Il carabiniere doveva spaccargli la testa, a quel cretino!” 
No, non ci siamo. Svestiamoli un attimo, leviamo loro le bandiere e le divise, e pensiamo alla faccenda senza abbandonarci a pregiudizi. Sgombriamo un attimo la testa di tutti i pessimi precedenti tra cittadini e Forze dell'ordine, ogni volta che c'è stata una manifestazione (sportiva, sociale, o politica). Solo così si può evitare che la nostra obiettività sia offuscata da rancore, odio e spirito vendicativo, e si possa così vedere il fatto per come si è svolto.

Vogliate notare fin da subito che questo post non ha alcun etichetta (o Tag) riferito alla questione Torino-Lione, TAV, No TAV eccetera, perché credo che il caso pecorella scinda da tutte le proteste che vengono fatte, - giustamente o no, non sono certo in grado di darvi delucidazioni – sul caso in questione.

La storia la sapete già, ma ve la ripeto estraendola da ogni contesto socio-economico-ambientale, perché altrimenti finirei inevitabilmente col far pendere l’ago della bilancia a favore di una delle due parti (anch’io, mio malgrado, ho un mio parere):
Un ragazzo, Marco Bruno, si è posizionato di fronte ad un carabiniere e, diviso da un guardrail, con aria di sfida, sdegno e coraggio, lo ha sbeffeggiato per un pò.

Va bene, forse è una descrizione troppo striminzita. Allora diciamo che il ragazzo era un manifestante che, visto il clima di tensione che si è acceso per alcuni comportamenti scorretti/illegali adottati dalle forze dell'ordine, ha deciso di prendersi una sua rivincita a parole ed ha preso di mira il primo carabiniere che gli è capitato. A parole, certamente. E' chiaro che c'è una differenza sostanziale tra una manganellata ed un insulto, ma ripeto, lasciamo per un attimo le diatribe infinite tra istituzioni e manifestanti. Non ne usciremmo più, e ripeto, per ora non voglio illuminare tutto il quadro generale, ma solo questo piccolo fatto riposto in un angolo.
La critica, o comunque il suo contenuto, dev'essere fatta con intelligenza e rispetto, se non per le istituzioni, almeno per la persona che le rappresenta. Anche se la critica può essere alimentata da una rabbia irrazionale, deridere un ragazzo e provocarlo in continuazione in attesa di una sua reazione è un comportamento piuttosto infantile e stupido. 
Si è trattato probilmente di un semplice atto di sbruffonaggine e di coraggio fini a sè stessi, che però, purtroppo, hanno allontanato l'attenzione dal fulcro principale della questione. Il classico fumo negli occhi, insomma.
Adesso l'attenzione s'è spostata tutta su questo ragazzo che di sua iniziativa ha deciso di ritagliarsi uno spazio sui telegiornali di mezzo mondo.
E come sempre capita, entrambe le parti hanno colto l'occasione per strumentalizzare l'accaduto; una parte definendo tutti i manifestanti dei maleducati irrispettosi, l'altra parte condividendo il gesto inutile del ragazzo.

Proprio quello di cui la manifestazione non aveva bisogno, una (per l'appunto) pecora nera che rischia di creare un'etichetta negativa su tutti quelli che da anni stanno lottando per diffondere le loro idee con organizzazione, rispetto e civiltà.
Il percorso previsto per il TAV che andrà da Torino a Lione

Concludo quindi dicendo che Marco Bruno non rappresenta nessuno se non sè stesso. Ricordiamolo, visto che tutte le volte che accade un fatto rilevante si deve sempre mettere in mezzo la politica, strumentalizzare il caso e assegnare una parte. Loro sono i cattivi, gli altri i buoni. E viceversa.
Semplicemente mi è sembrato inopportuno sbeffeggiare un' altra persona ben sapendo che quest'ultima non poteva (e soprattutto doveva) reagire. Oltretutto il ragazzo (che a questo punto chiamare manifestante è quasi un azzardo) non ha neanche argomentato niente di sensato, non ha offerto nessuno spunto per intraprendere una discussione intelligente. Ed è un peccato, perchè vista la visibilità che aveva, avrebbe potuto dare spunto a delle riflessioni importantissime e dare maggiore risalto al problema del TAV che, al contrario, ha estremo bisogno di ascolti e chiarimenti.

A tal proposito,quindi, non voglio perdere l'occasione di invitarvi a seguire bene la questione TAV/NO TAV, partendo da uno dei link che segue e via via navigando sulla rete in cerca di fonti attendibili, cosicchè possiate farvi un'idea complessiva sulla vicenda che coinvolge l'Italia (e non solo) da oltre vent'anni.

venerdì 17 febbraio 2012

LA POLTRONA COMODA


Il Presidente Federale Tedesco Wulff, dimessosi oggi.

Succede che nel Regno Unito un politico si dimette per aver addossato alla moglie una multa per eccesso di velocità.
Un'altro Paese, la Germania: il presidente federale tedesco molla tutto perchè accusato di corruzione.
"“Lascio perché la fiducia (dei cittadini, ndr) e così la mia possibilità di agire sono stati pregiudicati in modo duraturo” dice, e se ne va.
Roba da strofinarsi le palle degli occhi.
Ma come, per così poco?
Non può essere, deve esserci qualcosa sotto, qualcosa di più grosso o grave. Che sistema è questo? In Italia mica si fa così. In Italia il procedimento non è così rapido e mica si può ledere la dignità dei politici per queste stupidaggini. Prima si deve dimostrare che le accuse siano vere, poi si deve procedere con la denuncia, poi si deve essere condannati (in primo, secondo e anche in terzo grado) e poi vediamo. Vediamo, perchè mica è detto che il politico italiano si lasci abbindolare da quello che dicono i magistrati. Negare l'evidenza, sempre. E anche quando non è possibile negarla, allora diciamo che la rendiamo una normalità.
Mica si dice "scusate, mi dimetto", qui si usa dire "E allora? Voi che avreste fatto? Avete tutti la coscienza pulita voi?". E niente cambia. Mica lasciano il posto, quelli.
Che strano il resto del mondo, un politico non può sgarrare neanche una volta che subito è costretto a dimettersi. Anzi, non è costretto, lo sceglie lui. Ma cosa c'è che non va negli altri paesi?
Chi lo sa, non riusciamo proprio ad immaginarlo, forse la risposta è, come sempre, la più semplice: Che abbiano delle poltrone scomode, lì nei governi stranieri?
Non hanno anche loro le poltrone in pelle umana come i direttori di Fantozzi, o con le doppie imbottiture e i braccioli larghi tre metri dove appoggiarsi dopo una giornata d'intenso lavoro?
Pare di no, lì se ne vogliono andare tutti, per qualsiasi scemenza. 
Fortuna che da noi la Sicurezza sul lavoro garantisce agli italiani tutte queste agevolazioni, almeno per i politici: nel nostro governo si sta così bene che è praticamente impossibile perdere il posto. Per i nostri è fisso, in barba alle dichiarazioni di Monti.
Per i nostri, grazie a Dio, non c'è pericolo di scoliosi.

mercoledì 18 gennaio 2012

NON SPARATE SULLA CROCIERA ROSSA

Forse questo post è quello che definitivamente sancirà il cambio nome di questo blog. Non sarà più punteggiature, ma Bastiancontrario - il blog. Il fatto è che mi piace (senza alcuna vena di sadismo, sia ben chiaro) osservare le reazioni che si scatenano nelle persone in casi gravi ed enormi come quelli accaduti nell'isoletta toscana con la nave Concordia. Ovviamente, per persone, intendo quelle estranee all'accaduto e non i naufraghi.
Mi limito ad ascoltare, a vedere da lontano quello che accade, a raccogliere le opinioni degli altri e poi crearmene delle mie, cercando di non lasciarmi prendere dalle passioni e dalle reazioni istintive.

Si sta scrivendo molto sulla tragedia tristemente famosa della Costa Concordia, la nave che venerdì scorso ha sbattuto con violenza sulla costa dell'Isola del Giglio a causa di un errore umano del comandante e che adesso, oltre al disastro dei passeggeri dispersi, rischia di causare un disastro ambientale per l'arcipelago toscano. E si è scritto, parlato, discusso moltissimo anche sulla negligenza, la non professionalità e la codardìa del comandante Francesco Schettino, a quanto pare il solo e unico colpevole del naufragio, che nonostante l'esortazione dell'eroico (a quanto sembra) De Falco a tornare a bordo, dopo che questi aveva dichiarato l'abbandono nave, era rimasto sulla scialuppa di salvataggio senza coordinare i soccorsi come avrebbe invece dovuto fare.

Premessa. Sono ben consapevole che l'argomento è piuttosto delicato: si sta parlando di fatti che ancora si stanno verificando, che stanno lasciando strascichi di polemiche e soprattutto sono portatori di morte e disperazione. Molti corpi sono stati ritrovati; altri li stanno cercando. Quello che è certo è che non si stanno più cercando superstiti, ma salme da restituire ai familiari. Proprio in virtù di tutto ciò, senza mancare di rispetto a nessuno e senza spezzare una lancia a favore di chissà chi, voglio trarre alcune mie considerazioni riguardo a ciò che è avvenuto dopo il naufragio.

I punti su cui mi voglio soffermare sono il comportamento e le reazioni verificatesi nell'opinione pubblica e nel giornalismo, dal momento che il colpevole è stato trovato. Il colpevole finalmente ha un volto ed un nome. Viene da Sorrento, si chiama Francesco Schettino ed era il comandante che, vuoi per sbruffoneria o per incompetenza, ha provocato il clamoroso incidente con la sua nave stracolma di passeggeri.
Il colpevole che sempre cerchiamo quando accade un disastro, finalmente è qui. Solitamente brancoliamo nel buio, ognuno gioca a fare lo scaricabarile, non c'è mai una certezza assoluta su chi sia il responsabile di un errore enorme. Invece, Dio lo voglia, stavolta è già sotto giudizio e a portata di mano. Ognuno raccolga una pietra, che adesso ci divertiamo.
Il comandante Franscesco Schettino
Si conclude qui il mio giudizio su Schettino, a parlare sarà la giustizia che sicuramente farà il suo corso e "risolverà" (come se 15 anni di galera potessero riportare in vita le vittime) la gravissima situazione. Vi dico la verità? Non me la sento di aggiungere altro. Ditemi che non ho un cuore, o che sono un miserabile, ma non dite che non lo faccio per difendere il comandante. 
Il fatto è che rifiuto l'idea che ci si debba per forza accanire contro qualcuno, seppur colpevole, per esprimere la propria rabbia, per sentire di esserci fatti giustizia da soli. Altrimenti non siamo esseri umani.
Mi fa senso, in un certo modo, trovare analogie con quei popoli oppressi del medioevo che come valvola di sfogo avevano la martorizzazione e lo scherno dei condannati a morte. Il mascalzone che è alla gogna pubblica, alla mercè di tutte le angherie del mondo, viene preso a sberle, gli vengono lanciati addosso ortaggi e sputi. 

Dopo oltre 500 anni siamo ancora fermi lì, al Medioevo mediatico.
 
Vengono pubblicati servizi, i giornali non parlano d'altro: Quanto era imbecille Schettino, si vedeva subito; aveva già dato segni di follia; non era in grado; faceva lo spaccone. Sarà anche vero, ma qualche altro imbecille ce lo deve pur avere messo a guidare quella nave. I giornali sono i pomodori lanciati all'uomo morto che cammina, le parodie sono gli sputi del nuovo millennio. 

Torniamo al medioevo. Come in ogni favola, come in ogni tragedia Shakespeariana, se c'è il cattivo ci dev'essere anche l'eroe, il protagonista. Ci DEVE essere, per forza. Ma perchè? E chi è?
De Falco, il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, è stato proclamato eroe nazionale, anzi mondiale. Ha fatto il suo lavoro, ha strigliato come qualunque superiore farebbe con il suo sottoposto quel folle che non ne voleva sapere di tornare sulla nave a fare il capitano. Il capitano che, proverbialmente, non abbandona mai la sua nave.
"Torna a bordo, cazzo!" è diventato un tormentone, un must. E' stato l'ordine imposto da De Falco al comandante, quando questi non sapeva che pesci pigliare. C'è anche chi ha il pessimo gusto di stampare la frase sulle magliette e di farci qualche soldo. Anche loro, paradossalmente, cercano di cavalcare l'onda.
Si finisce col premiare chi ha fatto semplicemente il suo lavoro. Si ha così tanto bisogno di trovare Superman da qualche parte, che anche un uomo qualunque (seppure, va detto, imponente e professionale) va benissimo per impersonarlo.

L'italiano è un popolo veramente curioso: ad un certo punto, fra i tanti capitani coraggiosi (intesi come navigatori su internet) è scattato il processo d'immedesimazione, o meglio quel fenomeno infantile che si verifica nel momento in cui qualcuno ci fa notare che "bella figura in tutto il mondo: il comandante era un italiano." 
Eh, no. L'italiano, il vero italico che ha una coscienza pulita, pura ed ha un cuore generoso che pulsa dentro al petto, ha scosso la testa in segno di dissenso. "Se proprio vogliamo dirla tutta," dice con sarcasmo lievemente razzista "era napoletano". "E poi" e qui scatta la genialità dell'uomo, pronto a saltare sul carro più bello, "l'Italia vera è De Falco". 
Pura maestria. Ricordate quando ho detto che si trattava di un fenomeno infantile? Bene. Se avete dei figli, o semplicemente siete stati bambini, vi sarà capitato di portarli al cinema o di guardare un cartone animato alla televisione. Avete presente quando finisce il film, che vostro figlio è talmente estasiato dalla virtù, dalla forza, dalla simpatia e dall'indistruttibilità dell'eroe, che ad un certo punto punta il dito contro lo schermo ed esclama: "Io sono lui!"?
Ecco. Noi siamo quei bambini che sognano per qualche istante di essere un altra persona; di essere degli eroi disegnati su un pezzo di carta e che combattono il male, che sgridano i cattivi. E non vogliamo nemmeno essere eroi di serie B, no. Ci piace sognare. Noi vogliamo essere quelli che impugnano la spada, che la agitano e la calano sulla testa dei furfanti. Zac! Volano teste a destra e a sinistra, per riportare la giustizia. Quelli che curano i feriti dopo le battaglie sono bravi, ma non sono troppo esaltanti. I sommozzatori, quelli che rischiano tutt'ora la loro vita entrando in una nave semi affondata per tirare fuori i corpi degli altri passeggeri; quelli, non è che siano tutto sto granchè.