venerdì 29 giugno 2012

PER COSA "KAISER" ESULTIAMO?

Italia 2, Germania 1. Gli azzurri trionfano e una nazione scende in piazza per festeggiare i suoi eroi appena sbarcati in finale; stamani i giornali esprimevano la loro più grande soddisfazione in linea con il loro stile editoriale. Probabilmente già a fine primo tempo, sul 2 a 0, alcuni giornalisti avevano iniziato a buttare giù un articolo mettendo da parte la scaramanzia in favore dell'allettante idea di risparmiare tempo per scrivere. a fine partita. Immaginate dunque quanto possano essersi sforzati gli editori di Libero e Il Giornale quando questa mattina hanno hanno avuto l'ardire di scrivere titoli a dir poco discutibili:



La stonatura più rilevante, a parte il cattivo gusto delle parole, è l'ossessiva interpretazione economica che viene assegnata ad una vittoria calcistica. Italia - Germania è Monti - Merkel. Calcio ed economia, non vedo come possano incastrarsi e concatenare i loro esiti.
E' chiaro che gli Europei quest'anno sono stati una piccola rappresentazione degli scontri tra imperi economici e piccole realtà di paesi in crisi, vedesi Grecia - Germania, dai più definita "Davide contro Golia", ma queste non sono altro che semplici associazioni mentali dei media, rappresentazioni immaginarie di una realtà che invece è pratica e tangibile. Per quanto possa essere divertente e importante per noi italiani il gioco del calcio, resta pur sempre netta la divisione tra ciò che è uno sport e la vita reale. Sono metafore che possono far gioire un paese, dimenticare per qualche ora o giorno i problemi personali, ma non possono seriamente essere comparate con altre situazioni decisamente più serie. 

Allora che senso ha fare un titolo contro la Merkel? Quello del Giornale, poi, è veramente osceno come titolo: Scherno antisportivo, derisione, assenza di stile e volgarità. Un gesto dell'ombrello stampato in neretto.

Può dare un po' d'entusiasmo, ma una partita non può risollevare le sorti di un Paese, diminuire uno spread, definire fallimentare una gestione economica - quantomeno non scellerata - della Germania.
Spinoza, il famoso sito internet dalla comicità irriverente e pungente, qualche tempo fa scrisse in merito agli Europei la battuta  "La Svezia è fuori dagli Europei. Beccati questo, Stato sociale!"

In qualche modo rappresenta tutto il comico paradosso del pensiero collettivo e che a quanto pare è radicato anche nei giornalisti, che invece dovrebbero esserne colpiti solo dal lato personale ma non professionale: rapportare una partita di calcio alla vita reale; decontestualizzare una vittoria e associarla a una realtà totalmente diversa. 
Finchè i giornalisti sportivi giocano con le parole e simbolismi per confezionare un articolo leggibile e interessante, può andare anche bene: ma non bisogna mai prendere tutto così sul serio. 
E' altresì vero che dalla fine della seconda guerra mondiale le partite di calcio sono state sempre più considerate come le battaglie che un tempo affrontavano i Paesi, le guerre virtuali tra le Nazioni per definire quale sia la più potente. Non per sminuirne il significato o spengere ogni entusiasmo, ma il calcio è pur sempre soltanto uno sport, seppur nazionale.
E parlando di guerre virtuali mi viene in mente quando giochi alla PlayStation e riesci a battere un torneo fra tutti i tuoi amici. Batti il tuo amico laureato, batti quello che è più bello di te, quello che ha una carriera lavorativa in ascesa. Li batti e ti senti qualcuno anche solo per un po'. Hai la soddisfazione di dire a te stesso "sono più forte di lui". Sai che la vita è un'altra, ma non ti interessa più di tanto. Tuttavia, non saprai manovrare la tua vita, ma sai benissimo maneggiare un joystick. Comunque per un attimo ti senti ardere dalla soddisfazione.





Ecco. Noi ieri abbiamo afferrato il joystick e abbiamo battuto una grande squadra. Abbiamo tutti il diritto di gioire per questa vittoria, ma mantenendo la consapevolezza che questo glorioso risultato rimane circoscritto nel'ambito sportivo.

Cosa c'entra tutto questo con lo Spread, gli Eurobond, l'evasione fiscale, il debito implicito ed esplicito?

Davvero Balotelli con la doppietta di ieri ha contribuito a risollevare il Paese? E in che misura?

mercoledì 23 maggio 2012

..PERCHÈ OGGI È PIÙ BELLO ESSERE ITALIANI!

Si concludeva così l'esaltante telecronaca di Fabio Caressa quando, vincitori dei Mondiali di calcio nel 2006, un trionfante Fabio Cannavaro si apprestava ad alzare la Coppa del Mondo.
È una frase che gli italiani pronunciano molto poco, a dire il vero solo in occasione di vittorie sportive. "Italiano" e "Fiero" non sono parole che si accostano troppo bene nelle bocche degli italiani: la lingua si annoda, le lettere s'intrecciano tra loro e le corde vocali rimangono bloccate. Difficile respirarne l'odore nelle strade, nei bar e fra la gente che parla dei problemi del paese. Tutto semmai è circoscritto alle regioni, alle città o ai movimenti: "Fiero" e "padano", "fiero" e "napoletano", "fiero" e "toscano".. ma della penisola proprio non ne vogliamo parlare bene, forse perchè, come disse Roberto Benigni in un intervento a Sanremo 2011, temiamo che il patriottismo sfoci nel nazionalismo e nell'estremismo politico. 
Anche. Oppure è per altri motivi.

Un murales con i giudici Falcone e Borsellino 


"Oggi è più bello essere italiani" è una frase che stona, soprattutto oggi che è il ventesimo anniversario della strage di Capaci, quella in cui persero la vita per mano della Mafia il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Proprio l'Italia, le cui mani sono macchiate del sangue di tanti omicidi e lavate da altrettanti Segreti di Stato, è la piccola impresa a conduzione clientelare/familiare della quale siamo costretti a fidarci per andarvi a comprare il pane. È indispensabile, è bella, è relativamente confortevole, ma la odiamo: ci alza i prezzi, ci ammazza, ci deruba e ci mente.
Per la strage di Capaci c'entrano anche i Servizi Segreti. Lo Stato. Non la Lombardia, non l'Emilia Romagna, non la Puglia, bensì tutto il paese. La mafia non è più in Sicilia, Regione già depauperata delle sue ricchezze, ma è un po' ovunque, è radicata nelle istituzioni, nelle vene di tutta la Penisola. Si potrebbe dire, cadendo nel più vile degli stereotipi, che la mafia è l'Italia. Come possiamo, allora, volerle bene?
Paolo Borsellino, anch'esso un magistrato e anch'esso ucciso dalla Mafia nella tristemente famosa strage di Via d'Amelio, in un'intervista disse: "Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo".
Questa frase è l'emblema della nostra storia: se tutto va bene, se non ci sono stragi, allora significa che stanno facendo affari entrambe le parti.

Sarebbe bello concludere con una frase così, con un messaggio così forte del giudice Borsellino, ma non è possibile: tra poche settimane partiranno gli Europei di calcio, allora i festeggiamenti, il tifo e i cori alimenteranno la speranza che la nostra Nazionale possa vincere l'ambìto trofeo. 

Allora sì, che sarà bello essere italiani.





giovedì 17 maggio 2012

UN APPLAUSO A GIULIANO FERRARA

Giuliano Ferrara durante una sua trasmissione
Un applauso a Giuliano Ferrara, l'uomo che ha avuto il coraggio di toccare l'intoccabile, Roberto Saviano, e di dirgliene quattro. Prima o poi qualcuno doveva rendere giustizia alle verità su quell'uomo infelice. Nel suo articolo ha detto quello che tutti noi pensavamo, senza tralasciare nulla, neanche il più piccolo dettaglio su ciò che è quello "scrittore". Le virgolette non sono messe a caso, ma hanno uno scopo preciso: alzi la mano chi ha letto quel libro assurdo sulla Mafia capendoci qualcosa, e soprattutto si pronunci chiunque abbia trovato scorrevole e piacevole la sua lettura. Un libro, ha detto bene Ferrara, sconclusionato e privo di ogni logica. 
Ma si sa, l'Italia si fa comprare con poco. Basta truccare da paladino un "giornalista" qualunque ed ecco che che è pronta a vendersi, a gettare soldi per mitizzare un cretino. 

Un applauso a Giuliano Ferrara, perché questo Paese non dà ancora credito alla meritocrazia e per questo ci tocca sorbire dilanianti sentenze sulla vita, la morte e la camorra da uno che ha ricevuto riconoscenze in tutto il mondo, laurea ad honoris compresa, ed ha all'attivo un libro scialbo divenuto best seller nelle sole Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia, Lituania, Albania, Israele, Italia e Austria.
Il suo spirito da contestatore sessantottino non muore mai, e Ferrara fa bene a tirarlo fuori adesso.
Roberto Saviano con la scorta
Ci vogliono coerenza e umiltà, l'aveva capito anche Emilio Fede: quella scorta è a carico dello Stato, a carico dei cittadini, e in realtà non serve a niente se non ad alimentare il mito e a far pubblicità a quel mascalzone. Emilio Fede lo sa, quello che vuol dire avere la paura di ricevere aggressioni da qualche pazzoide o da qualche giornalista di Striscia la notizia. Saviano, invece, ci logora continuamente con quella storia di una Mafia che lo vorrebbe morto e cementificato in qualche posto, come in quei vecchi film gangster. Film, appunto. Ma la gente è cieca, e si affida solo alla vista dei vari magistrati, dei perbenisti e degli ottusi come Fabio Fazio che lo idolatrano come fosse il nuovo Messia.
In questo marciume, in questa polveriera di mediocrità intellettuale solo Giuliano Ferrara è riuscito a non farsi risucchiare dall'irrazionalità del pensiero collettivo. Onore a lui, il comunista Giuliano Ferrara, coerente fino in fondo e illuminante nei suo concetti.

Applausi a Ferrara per il suo aplomb e per lo stile di stesura del suo articolo, a mio parere un po' troppo pacato. Ha detto bene: anche Federico Moccia e Fabio Volo hanno scritto best sellers, ma nessuno ha mai proposto loro delle carriere da divi di Hollywood come invece hanno dato a Saviano. E' stato un esempio perfetto di incoerenza e ingiustizia. Solo Moccia sta riuscendo con calma a fiorire politicamente, in veste di Sindaco, a Rosello. E' già un passo avanti, mentre attendiamo caldamente che Fabio Volo possa godere degli stessi favori.

Un applauso al berlusconiano Giuliano Ferrara, forse troppo tollerante sul nuovo programma che ingiustamente hanno affidato a Saviano e Fabio Fazio, "Quello che (non) ho". E' un programma di nicchia, insulso, invisibile agli occhi dello share: solo la terza serata di sempre di La 7, con un 12,3% nella prima serata. Il programma di Ferrara, Qui Radio Londra, in onda ogni sera su Rai 1, nonostante perda fin dall'inizio del programma 2 milioni di telespettatori, ha comunque uno share del 9%.

Il calo di ascolti di Qui Radio Londra (dati Auditel)

Standing ovation per Giuliano Ferrara che ha comunque mantenuto la calma e non si è lasciato andare a facili isterismi. E' giusto che siano gli altri a prodigarsi in offese sterili e prive di fondamento, in cadute di stile e sfilate da saltimbanchi, come se qualcuno volesse tirare uova marce a un Benigni qualunque. Sono cose che non appartengono a Giuliano Ferrara, persona di spicco e di classe; come quando si presentò sotto l'ambasciata francese per esprimere il suo dissenso a un Sarkozy che aveva riso dell'Italia con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Un applauso a un uomo che fa ancora luce sulle vite oscure di questi giullari della televisione, bandiere che seguono il vento dello show business per rimanere piantati all'asta della popolarità, come un giornalista asservito prima a un potere politico e poi a un altro.

Un applauso a Giuliano Ferrara, perché è raro trovare pulpiti sani dai quali predicare il bene per il nostro Paese.

Tutti in piedi per Giuliano Ferrara, per la sua grande abilità nel tirare fuori un problema così grande, mostrarlo a tutti e infine spararlo tutto intorno a noi. Fuori dal vasino.


giovedì 3 maggio 2012

SCHIAFFI MORALI

Clicca sull'immagine per vedere il video

Il calcio italiano è anche questo: un allenatore che picchia in diretta tv un suo calciatore appena sostituito. Lui, il giocatore, è un ventenne di buone speranze indisciplinato e indisponente che ha mandato a quel paese l'allenatore. L'altro è Delio Rossi, il mister 52enne della Fiorentina che ieri sera ha perso completamente le staffe e si è scagliato sul ragazzo con schiaffi e pugni. Le immagini hanno fatto il giro del mondo in pochissimi minuti.

E' roba che non si vede tutti i giorni, diciamo mai. Chi ha giocato a calcio ricorda forse qualche scenata in leghe minori, magari negli spogliatoi, ma mai in mezzo al campo. In quei 90 minuti si cerca di stare calmi, anche perchè Ljajic, il giocatore, può aver gettato all'indirizzo di Delio Rossi anche delle parole molto offensive, ma la violenza non deve mai risolvere una controversia, soprattutto durante una partita in cui tutto il mondo ti guarda.
Chi ha giocato a calcio, dicevamo, può aver assistito a scene come questa durante un allenamento, con i compagni che cercano di dividere i due contendenti per far tornare la calma, ma in Serie A e in televisione questo non è ammissibile; come in nessun campo, del resto. Non credo nemmeno ci siano dei precedenti registrati dalle telecamere come in questo caso.

Una volta l'allenatore del Manchester United, Alex Ferguson, si arrabbiò negli spogliatoi con i suoi giocatori e calciò uno scarpino, il quale prese in testa il malcapitato David Beckham. La notizia volò come la scarpa per l'intero globo, ma è rimasta tutt'ora confinata nel semplice ruolo di aneddoto poiché nessuno ha le immagini in esclusiva di quel fattaccio. Forse è riportato in qualche libro nero del calcio, ma nulla, se non le parole, testimonia indelebilmente ciò che accadde quel giorno.
In un periodo in cui il calcio, soprattutto italiano, perde di credibilità, ci mancava solo che perdesse pure le staffe. Saltano gli schemi, non c'è più divertimento, non c'è più nessun limite alla rabbia.

Succede quindi che i fiorentini si dividano su chi dà ragione all'allenatore e chi la dà al giovane strafottente Ljajic. La verità è che non vince nessuno dei due. Perde tutta la città, perde lo sport e perdono la dignità entrambi i protagonisti.


Giustificare la violenza con cui l'allenatore ha risposto alle provocazioni di un ragazzino immaturo è deleterio e totalmente immorale. Dire che Delio Rossi ha sbagliato non significa conseguentemente schierarsi a favore di Ljajic, ma semplicemente condannare un gesto ben più grave della violenza verbale.

Si insegna a tutti i bambini: se usi la violenza, anche se hai ragione passi alla parte del torto.

Che dire allora quando Materazzi prese una testata da Zidane alla finale dei Mondiali 2006? Allora fu il calciatore italiano a provocare a parole il francese, ma chi sbagliò fu certamente il secondo che rispose con un atto deplorevole.
E quando Totti rincorse Balotelli e gli rifilò un calcione da dietro nella finale di Coppa Italia, a chi si diede ragione?
Tutti quanti sbagliano, ma solo chi è privo d'intelligenza parla con i pugni per esprimere i propri concetti.
Nel caso in questione, l'allenatore viola ha reagito d'istinto, ma non da uomo per bene qual'era fino a pochi giorni fa. Il presidente Andrea Della Valle ha dovuto obtorto collo licenziare l'allenatore che avrebbe voluto mantenere per il prossimo anno, perché dopotutto non era lui il colpevole di questa sciagurata stagione viola e, così come il vecchio mister Sinisa Mihajlovic aveva avuto due anni e mezzo di possibilità per dimostrare il suo valore, Delio Rossi avrebbe avuto senz’altro un’altra chance da tutta la città.
Peccato che abbia rovinato tutto quanto. La stagione, la sua carriera, la sua immagine e quella della Fiorentina che negli ultimi anni aveva fatto del fair play uno dei suoi cavalli di battaglia.
Adesso ci vorranno anni per ricostruire un immagine positiva della città, della società, dell'allenatore e di tutto il calcio italiano.

In Italia mancano la cultura sportiva e l'intransigenza nell'applicare leggi e buonsenso. La violenza è da punire, punto. Non ha sfaccettature o sfumature. O si è colpevoli o non lo si è.
E l'allenatore, a malincuore, è stato giustamente cacciato.


lunedì 30 aprile 2012

DIALOGO DI UN 1° MAGGIO

- Mi piacerebbe domani accendere la televisione e vedere mille bandiere diverse festeggiare il primo Maggio, la festa di tutti (i lavoratori). 
- Ma la televisione è di destra. Ci sono Mediaset, la servilissima Rai, i programmi stupidi come Amici di Maria..
- Va bene. Allora mi piacerebbe leggere un giornale e..
- Che tipo di giornale? L'Unità, con la sua demagogia da comunisti? Libero, con le sue idee sempre al limite dell'immoralità? Un giornale di destra o di sinistra?
- Non importa, un giornale qualunque. Vorrei sfogliarlo e leggerci sopra delle dichiarazioni tutte uguali, anche noiose, ma che dicano la stessa cosa, che festeggino i lavoratori e colgano l'occasione per aiutarli.
- Allora vuoi leggere la Repubblica: una foresta intera abbattuta ogni ora per stampare quelle 40 pagine di Di Pietro, di Vendola, di Bersani; tutti che si gonfiano il petto per accaparrarsi un pò di popolarità in queste occasioni.
- No, no. Vorrei prendere il treno, arrivare a Roma, o in una di quelle piazze dove anche quest'anno organizzeranno la Festa dei Lavoratori. Ci sarà un palco pieno di artisti e tanta gente che assisterà all'evento con grande trasporto ed entusiasmo. Ci saranno famiglie, bambini, lavoratori che hanno ancora il lavoro, quelli che l'hanno perso ma che festeggiano lo stesso, perché è la festa di tutti. E' la festa della speranza, soprattutto in questo periodo così nero.
Ci saranno cantanti.. 
- Intoneranno "Bella Ciao", come al solito.
- Ragazzi che ballano.
- Sventoleranno solo bandiere rosse della CGIL
- Ma non è solo la loro festa. E' la festa di tutti!
- E allora dove sono.. "tutti"?
- E che ne sappiamo? E' proprio questo il punto: sta diventando un evento privato, un comizio politico, un modo per creare discussioni. Ma non eravamo tutti lavoratori?
- In quei concerti lì comunque ci sono solo cantanti di una certe fede politica.
- Da quando celebrare le feste è diventato solo di sinistra?
- Attento, ti sbagli. I "festini" sono palesemente di destra.
- E chi l'ha deciso?
- Così come la Festa della Liberazione è solo una festa dei partigiani, quegl'assassini.
- E la stupidaggine in quale delle due parti sta?
- Quelli di sinistra dicono in quella di destra, e viceversa..
- E qui ti sbagli te, perché è chiaramente ambidestra. Si disegna nella mente delle persone con tutte e due le mani. E vedessi che scarabocchi ne vengono fuori! Viene temperata con le convinzioni politiche, poi traccia sul foglio i primi segni indelebili di pregiudizio, poi lo sottolinea con tratti marcati di infantilismo e infine ingrandisce la macchia con l'intolleranza e la mancanza di giudizio personale. Cosa mi ha detto di fare il mio leader? Vado alla festa o non ci vado? E se ci vado, anche se credo in quei valori che vengono festeggiati, rischio di sembrare uno che si schiera?
- La fai facile, tu. Parli proprio come un figlio dei fiori.
-Ma io volevo solo che la nazione partecipasse ad un evento nazionale, senza colori. Senza partiti!
- Adesso sembri un Grillino. Populista e contro la classe politica a prescindere.
- Ho deciso, domani vado a lavoro lo stesso. E chi se ne frega della festa dei nonsochè. Niente tv, niente giornali, niente radio, niente notizie, nessuna canzone; nemmeno una battuta di un comico, neanche una bandiera garrire al vento, nemmeno auspico a un futuro migliore. Me ne sto in ufficio e produco il PIL, mi rendo utile alla società sgobbando per quelle otto ore che, guarda che coincidenza, dovrei festeggiare proprio domani. E se faccio gli straordinari me li faccio pagare, tu guarda che seconda coincidenza, come ottenuto dai sindacati anni fa. 
- Interessante.. molto interessante.
- Cos'è, adesso va bene?
- Il contenuto, dico. Dalla rabbia espressa denoto un certo stile di anarchia, ma paradossalmente il succo del discorso è tendente al capitalismo.. Interessante, molto interessante.. e per chi voti, in genere?


mercoledì 4 aprile 2012

LO SCAFFALE GAY & LESBIAN

Libri, libri, libri. Certe persone non ne possono proprio fare a meno e io sono uno di quelli. Quando vedo una libreria parto all'assalto: mi avvicino quattamente e con lentezza, scruto le copertine, giro intorno agli scaffali, di tanto in tanto allungo una mano in cerca di un contatto. Come un felino che sta cacciando. Allungo le grinfie sulla preda immobile e... niente. A volte non scatta la scintilla, certi libri non mi trasmettono nessuna emozione toccandoli, andiamo avanti. Potrei andare avanti per ore. E la maggior parte delle volte non cerco proprio niente! Aspetto, semplicemente. Aspetto che qualcosa mi attiri da lontano, si faccia forza per liberarsi dagli altri libri che lo nascondono e battendo come un tamburo mi segnali la sua presenza.
Tipo il gioco da tavolo Jumanji. Eccolo là. Preso, è mio.
Non mi servo nemmeno delle suddivisioni in categorie. Letteratura, scienza, Thriller, autori italiani... e chi ci fa caso? Tanto vado a ispirazione, quello che cerco lo sa già il mio subconscio.
Stringo il libro tra le mani e lui mi sorride. Mi dice "perché non mi apri, non provi a leggere le prime due pagine? Magari ti faccio schifo". Dice proprio così. Schifo. Ne desumo che non mi trovo nel reparto "Antiche poesie", se mai ne esista realmente uno con questo nome.
Comunque non gli do retta, sono troppo convinto di ciò che ho fatto. Vado alla cassa. Quanto costa? 300 Euro!?
Fa niente, ormai è deciso, l'ha sancito il destino. Lo compro.
Questa è la mia azione-tipo quando vado in una libreria. (Sì, parlo con i libri).
Ed è stato proprio in una di questa situazioni che ho notato una particolarità che prima mi era sfuggita. Ditemi che ne pensate:
Vabbè, la scena è la stessa di me che vago in una trance psicotropa, la sostanza che cerco è ovviamente un bel libro (con cui parlare, sì, l'abbiamo capito). Il tamburo di Jumanji, blablabla, e prendo il libro, un bel libro: se è di Palahniuk, il mio autore preferito, lo dev'essere per forza. Poi mi viene istintivamente di guardare in quale categoria è stato messo. Alzo gli occhi e leggo: Gay & Lesbians.
Però, niente male, dev'essere una trama particolare. La leggo, ma rimango deluso. Dove sono i baci lesbo, i mandriani di Brokeback Mountain e i racconti sulle difficoltà degli omosessuali di farsi accettare dagli altri? 
Dev'essere un caso, magari il libro c'è finito per sbaglio, qualcuno l'ha spostato. Lo sanno tutti che Palahniuk è gay, l'ha dichiarato lui stesso, ma questo non vuol dire certo che..
Guardo un altro libro della stessa sezione, è di Oscar Wilde. E poi ce ne sono altri, ma che almeno hanno il titolo conforme alla categoria in cui sono stati ubicati. 
Ma Oscar Wilde, Palahniuk, una montagna di loro libri e di altri autori sono stati messi tutti lì, incentrati in quel settore che nulla ha a che vedere con quello che scrivono. Ho notato che lo fanno anche altre librerie e sinceramente non ne capisco il motivo. 
Che senso ha distinguere i libri degli autori in base ai loro gusti sessuali piuttosto che sulle storie che raccontano? C'è la categoria Thriller, c'è quella Tesi, quella Religione, Politica, Letteratura Italiana e Straniera, c'è quella Fantasy e via e via e via.. ma tutte sono suddivise in base al genere.
Capisco la distinzione tra italiano e straniero, c'è chi può preferire l'uno all'altro, ma, questa divisione?
E' vero, forse serve a semplificare la ricerca ai lettori che lo sanno, ma personalmente non mi verrebbe mai in mente di cercare i libri in base ai gusti dello scrittore. Anche perchè a molti lettori non interessa la vita dell'autore, ma solo pagine da sfogliare. La ricerca dev'essere scansionata in base al libro e non al suo autore. E' il primo quello che conta.
Questa cosa la trovo semplicemente priva di logica. Altrimenti potremmo creare anche altre categorie, per semplificare ancora meglio la ricerca: potremmo suddividerli con "Scrittori di colore".

"Desidera?" 
"Non mi ricordo il nome di quello lì, dai, quello scuro di pelle."
"Provi laggiù".
"E quello scrittore, poverino, quello che era senza una gamba. Quello che ha scritto quel libro lì, dai.
"Signore provi a cercare fra i "deambulanti".
"E ce n'era uno che invece era ghiotto di cioccolato".
"Glielo cerco subito."

Provate fra i "Ciccioni". O tra i "Drogati"



Il libro, non lo scrittore. Il libro.

(Anche "i nani", comunque, sarebbe una categoria pratica).

lunedì 2 aprile 2012

OLTRE LE GAMBE..

"...c'è di più!"     


Sabrina Salerno & Jo Squillo lo cantavano con orgoglio, tanto che è diventata un'espressione proverbiale e un inno di tutto il genere femminile. Tutt'ora è un'espressione tipica delle donne che non ci stanno ad essere considerate il sesso debole e a sopportare i pregiudizi di questo mondo che, diciamoci la verità, ha sempre avuto uno stampo abbastanza discriminatorio.


L'emancipazione femminile ha attraversato lunghi e tortuosi passaggi prima di imporsi come uno degli sviluppi fondamentali della società moderna:
Rivendicazioni di diritti, movimenti femministi, quote rosa, messaggi sociali; in svariati modi hanno portato all'attenzione di tutti la loro voce femminile ma imponente per affermare la loro semplice uguaglianza. Una donna, per guadagnare quanto un uomo, deve essere almeno il doppio più intelligente.
Sono d'accordo. Nel senso che purtroppo le donne partono sempre da un blocco di partenza più arretrato e devono correre più forte per arrivare almeno al pari dell'uomo.
Ed è un peccato vedere come invece a volte siano proprio loro, probabile per un immotivato istinto d'autolesionismo, a volersi palesare come oggetti privi di significato, bamboline di porcellana vuote al loro interno, espressione di frivolezza e pochezza intellettuale. L'esempio lampante lo troviamo in televisione: modelle venute dalle più remote favelas che mostrano il loro rotondissimo lato B; concorrenti del Grande Fratello con più protesi al seno che intelligenza; servizi ai telegiornali per il nuovo look bagasc' della formosissima sconosciuta di turno; veline che... Vabbé, veline.
Certamente la televisione fa il suo gioco sporco per accaparrarsi ascolti, ma questo non vuol dire che non ci siano donne di spettacolo con una decente cultura generale, semplicemente non riescono ad ottenere spazi sul tubo catodico; ma allora perchè dopo la dichiarazione dell'ex ministro Brunetta ("la farfallina di Belen merita il Nobel"), invece di tentare d'isolare questo fenomeno svilente, ci sono donne che si schierano dalla sua parte?
Viaggiando sui social network, nelle pagine che hanno riportato la sua dichiarazione, non mi è stato difficile trovare oltre ai soliti allupati che inneggiavano all'inguine tatuato di Belen Rodriguez anche alcune ragazze che accusavano di eccessivo moralismo gli utenti che invece disapprovavano.
Forse allora non è troppo chiara la questione, perchè io mi sento uno di quei "moralisti": più che la battuta, infelice sì, ma non offensiva, è squallido sentir parlare per l'ennesima volta, dopo quasi un mese e mezzo la fine di Sanremo, di un accenno minuscolo di farfallina visto in prima serata sulla tv nazionale. E' solo questo che mi rattrista.Tralasciando l'interesse generale che tale spacco può provocare, siamo ancora a parlare, ad osservare e a discutere di queste cose. E pure alcune ragazze tendono a contribuire con il loro silenzio a rafforzare questo provinciale maschilismo.
Sarebbero meno donne se portassero addosso un 'indumento in più e parlassero dell'ultimo libro che hanno letto?
Ci si aspetta così poco dall'intelletto femminile? Una miss Italia che spera nella pace del mondo tirando un sospiro da sognatrice?
Margherita Hack e Rita Levi Montalcini oltre ad essere dei geni sono anche un'eccezione?
Anche quest'espressione diffusa di descrivere una donna "sexy". Un tempo si diceva "sensuale". La sensualità, anche come parola ha un suono molto più lieve, più dolce ed elegante; una parola che esprime la femminilità come un'armoniosa pennellata su un quadro. Ma sexy è più raggiante, più aggressivo, e riporta subito a quello che piace a tutti: sex. Il sesso. Quello che conta di una donna.
La Salerno e Jo Squillo potrebbero dare uno slancio alla loro carriera con un piccolo gesto. "Siamo donne, oltre le gambe c'è di più". Toh! E dal decollété potrebbero far fuoriuscire, apparentemente per sbaglio, un poco del loro capezzolo.
E vai con lo share!